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Il prode Agrippa senza gloria e senza storia

Esce oggi il romanzo di Harris dedicato all’uomo che combatté le guerre per Augusto ma rimase sempre all’ombra dell'imperatore
di Francesco Musolino martedì 27 ottobre 2026

3' di lettura

Augusto conosceva un sistema infallibile per vincere le guerre: mandare a combattere Agrippa. E uno ancora migliore per passare alla Storia: prendersene la gloria. Duemila anni dopo tutti ricordano il primo imperatore di Roma, ben pochi l’uomo che conquistò il mondo per lui. Marco Vipsanio Agrippa fu il suo migliore amico, il generale più fidato e il complice indispensabile. Vinse battaglie, costruì acquedotti e contribuì a seppellire la Repubblica: Augusto finì sui libri di scuola e diede il nome a un mese dell’anno mentre Agrippa è stato calpestato dalla storia. La lezione è chiara: sul gradino più alto del podio non c’è posto per gli amici. Il 69enne scrittore inglese Robert Harris - autore di diversi bestseller internazionali, fra cui Conclave, Il ghostwriter e Pompei -, restituisce finalmente la parola all’eroe cancellato dall’oblio. Agrippa (Mondadori, traduzione di Annamaria Raffo), da oggi in libreria, racconta l’Impero attraverso i suoi occhi e l’espediente è davvero irresistibile: Harris immagina di farci leggere le memorie segrete del generale, scritte di suo pugno ma destinate a restare chiuse in un baule perché Augusto non ne avrebbe permesso la pubblicazione.

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GIULIA E TIBERIO
La narrazione si apre con un tradimento. Agrippa ha cinquant’anni, una ferita alla gamba che non guarisce e la stanchezza di chi ha passato la vita a inseguire barbari sui campi di battaglia. Rientra dall’Illiria e sorprende Giulia – figlia di Augusto e sua giovane moglie – a letto con Tiberio, suo genero e futuro imperatore. Vorrebbe impugnare la spada ma ammazzare un uomo della famiglia imperiale presenterebbe qualche inconveniente politico. Vincitore sul campo ma irriso nel talamo, si ritira nella villa sul golfo di Napoli e si mette a scrivere, usando lo scudo come fosse uno scrittoio: dopo una vita trascorsa a proteggere Augusto dai nemici, prova a difendere sé stesso dall’oblio. Agrippa nasce già combattendo. Viene al mondo con i piedi in avanti, un parto difficile che costa la vita alla madre. «Assassino della madre», così lo chiamano i compagni di scuola e lui impara a rispondere con i pugni. Un giorno vede due bulli tormentare un coetaneo gracile e interviene: quel compagno è Ottavio, pronipote di Giulio Cesare. Nasce così un’amicizia destinata a cambiare il mondo. Saranno inseparabili: uno ha talento per la guerra, l’altro ha il fiuto del potere e quando Cesare viene assassinato nella congiura, Ottavio eredita il suo nome e Roma piomba nel caos.

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CICERONE, ANTONIO, CLEOPATRA E LIVIA
Seguono guerre civili, proscrizioni, congiure e matrimoni combinati: Harris porta in scena Cicerone, Antonio, Cleopatra e Livia. Le alleanze durano meno delle promesse, le famiglie sono strumenti di governo, i nemici di ieri diventano gli alleati di domani. Robert Harris scrive un romanzo storico finemente dettagliato con il passo del thriller e restituisce una Roma sfinita dai conflitti mentre ragazzi poco più che ventenni decidono il destino del mondo. Agrippa sconfigge Sesto Pompeo a Nauloco, nel 36 a.C., successivamente Antonio e Cleopatra ad Azio. Le vittorie sono sue, il potere politico va a Ottaviano, il futuro Augusto. Ma, intendiamoci, il generale non è un innocente ed è qui che il romanzo storico cambia davvero passo. Agrippa assiste alla fine della Repubblica e sceglie di fare la propria parte. Conosce la spietatezza dell’amico, ne giustifica i compromessi e ne diventa complice, aiutandolo a issarsi sullo scranno del potere. Ma c’è sempre un prezzo: Augusto gli impone di ripudiare Cecilia, la moglie che ama, per sposare Marcella, nipote dell’imperatore; poi gli dà in sposa la figlia Giulia e adotta i due maschi nati dall’unione per farne i propri eredi. Harris dimostra che il conquistatore del Mediterraneo non comandava neppure sulla propria famiglia, in compenso, contribuì alla grandezza di Roma edificando acquedotti e terme. Nelle Res Gestae, l’autoritratto politico lasciato da Ottaviano Augusto, l’amico compare soltanto due volte. Eppure, una sua firma resiste ancora, sulla facciata del Pantheon: M. AGRIPPA L. F. COS. TERTIUM FECIT («Marco Agrippa, figlio di Lucio, console per la terza volta, lo fece costruire»). Tuttavia, il tempio di Agrippa, eretto nel 27 a.C., non è quello attuale. Lo ricostruì Adriano nel II secolo d.C., rimettendo al suo posto la dedica originale. Augusto si prese le guerre, il potere e la gloria. Agrippa dovette accontentarsi di una scritta. E per salvare anche quella dall’oblio, ebbe bisogno del benestare di un altro imperatore. Sic transit gloria mundi. 

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marco vipsanio agrippa

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