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Rossellini racconta Rossellini: Isabella nel nome del padre

Hollywood dedica una trionfale retrospettiva al regista italiano. La figlia mostra un corto su di lui: "Cosa ricordo? La pancia rotonda"
di Paolo Macarti venerdì 6 novembre 2026

3' di lettura

C’è un vecchio detto romano, molto simpatico, che dice più o meno così: «Uomo di panza, uomo di sostanza». Così è stato ricordato Roberto Rossellini, uno dei padri fondatori del neorealismo, dalla figlia Isabella che ai membri dell’Academy Museum di Los Angeles ha narrato questa singolare episodio di quando lei era piccola era piccola: «Di papà ho sempre un flash sulla sua pancia rotonda, morbida, coccolosa, il gioco preferito mio e dei fratelli era buttarcisi sopra e rimbalzare su quella pancia».

Con questo incipit familiare e per nulla divistico, Isabella, 74enne e con mezzo secolo di gloriosa carriera nella settima arte tanto da meritarsi una candidatura all’Oscar nel 2026 per Conclave, ha aperto la retrospettiva dedicata dalla Mecca del cinema al padre, nato a Roma nel 1906 e scomparso 59 anni fa, nel 1977.

Una serata di gala durante la quale tutta Hollywood ha celebrato il grande regista di Roma città aperta, di Paisà e di altri capolavori: di Rossellini sono stati esposti documenti, lettere e foto di famiglia prima della proiezione di My Dad Is 100 Years Old. Un affettuoso cortometraggio scritto e interpretato da Isabella sotto la regia del canadese Guy Maddin. Realizzato nel 2005, è una fantasia surreale, girata volutamente in bianco e nero, nella quale la figlia di Rossellini interpreta se stessa e altri celebri cineasti, da Fellini a Hitchcock, a Chaplin, dialogando con la figura del padre rappresentato solo — appunto — da un’enorme pancia.

Nella serata californiana Isabella, che ricordiamo giovanissima nelle vesti di inviata per il programma L’altra domenica di Renzo Arbore, ha svelato dettagli curiosi e un po’ surreali sul celebre papà. Del tipo: «Sarebbe stato un cavalluccio marino», ha detto ridendo Isabella. «Perché? Ma perché in questa specie animale sono i maschi a restare incinti e fare i figli!». Poi ha aggiunto rivelazioni intime sulla storia d’amore che legò Rossellini, sganciatosi dalla relazione con Anna Magnani, a Ingrid Bergman, all’epoca una star mondiale e reduce da successi clamorosi quali furono Per chi suona la campana, tratto dal libro di Ernest Hemingway e Notorius, girato da Alfred Hitchcock: «Nell’autobiografia, mamma non comincia scrivendo: sono nata a Stoccolma il 29 agosto 1915. Racconta di quando andò a vedere Roma città aperta, il capolavoro di papà che le generò il desiderio di conoscerlo, di mollare Hollywood e innamorarsi dell’uomo. Desiderio aumentato dopo il film che papà girò l’anno dopo: Paisà».

La passione fu immediata: la Bergman scrisse una lettera — fosse successo oggi sarebbe bastato un WhatsApp — letta da Isabella nella serata di Los Angeles: «Caro signor Rossellini, ho visto i suoi film Roma città aperta e Paisà e mi sono piaciuti moltissimo. Se ha bisogno di un’attrice svedese che parla bene inglese, non ha dimenticato il tedesco, non è comprensibile in francese e in italiano sa dire soltanto “ti amo”, sono pronta a venire a fare un film con lei. Ingrid Bergman”.

Le suggestive serate che hanno proiettato il grande cinema italiano al top si sono proseguite con la proiezione di Roma città aperta e, sempre alla presenza di Isabella Rossellini, dapprima con Viva Ingrid!, il documentario dedicato alla Bergman diretto da uno dei nipoti Alessandro Rossellini e poi con Viaggio in Italia, capolavoro del 1954.

Ma questa grande kermesse per Rossellini è stata soltanto il primo degli appuntamenti che hanno riproposto la grandezza del papà del neorealismo, una delle stagioni più belle del nostro cinema. Le celebrazioni non finiscono così: l’Academy Museum, insieme a Cinecittà e al ministero della Cultura, ha organizzato per il 30 novembre la retrospettiva Prefers Real Life nella quale verranno riproposti tutti i film di Rossellini compreso La paura, l’ultimo film con la Bergman. Perché dei geni con la panciona «rotonda e coccolosa» non si deve dimenticare mai nulla, neppure le opere meno riuscite.
 

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