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Savona: "Ue non vede che andiamo contro iceberg"

di AdnKronos domenica 14 ottobre 2018

2' di lettura

Roma, 8 ott. (AdnKronos) - Il ministro per le Politiche Ue Paolo Savona difende la scelta del governo di alzare al 2,4% del Pil l'asticella del deficit 2019. "Dicono che il 2,4% di deficit sia troppo? Cosa dobbiamo fare con una politica monetaria che inizia a diventare cautelativa e con il rallentamento della crescita internazionale?", è la domanda retorica posta dal ministro nel corso di un incontro nella sede dell'associazione della stampa estera. "L'Unione europea tiene il pilota automatico in questa situazione, allora se rischia di andare contro un iceberg continua a tenere il pilota automatico?". La crescita del Pil potrebbe raggiungere il 2% nel 2019 e il 3% nel 2020. E' quanto sostiene il ministro fornisce una stima ben più ottimistica di quella indicata nella Nadef, rispettivamente a +1,5% e +1,6%. Quelle "previsioni sono prudenti, sono molto cautelative", osserva Savona aggiungendo che il suo collega all'Economia Giovanni Tria "affronta il più difficile dei compiti e richiede rispetto". Il programma economico del governo "è moderato e con tutte le cautele necessarie". "La nostra politica è cauta e moderata rispetto alle condizioni reali del paese", ha aggiunto, riferendosi ai piani del governo prefigurati con la Nota di aggiornamento al Def. Il ministro si è soffermato sull'importanza di rilanciare in modo incisivo il Pil. "Senza crescita -ha sottolineato ancora Savona - la situazione di difficoltà di debito e banche aumenta. Gli investimenti sono cruciali per la crescita". Se l'Ue dovesse bocciare il programma economico del governo sarà "il popolo" a decidere. "Cosa succederebbe se l'Unione europea si mettesse in una posizione conflittuale verso questo programma del governo cosi' cauto e moderato? Io non lo so, deciderà il popolo non io, io mi metto da parte", afferma Savona. "Alcune provocazioni, con un certo stile" sono "piuttosto pesanti" afferma, in riferimento al botta-risposta tra il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker e il vice premier Matteo Salvini. Tuttavia, sottolinea, "il messaggio che 'il mercato insegnerà agli italiani come votare' io lo trovo molto più insultante di quello che risponde 'non è sobrio quando parla". Quanto ai rischi dell'impatto della fine del Qe per l'Italia, il ministro Savona dice di non aver "perso fiducia". "Draghi resta lì fino al 2019 - conclude -. Non credo che nessuno abbia interesse che l'Italia entri in una grande crisi".

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