Milano, 8 ago. (Adnkronos) - Sono le grandi imprese del comparto manifatturiero in Italia a distruggere ricchezza. Lo fotografa Mediobanca R&S nell'edizione 2014 dei "dati cumulativi di 2050 imprese". Nel rapporto si evidenzia come il totale delle 2050 imprese ha chiuso il 2013 in sostanziale equilibrio, con marginale distruzione di ricchezza (-0,1% del capitale investito). Le pubbliche hanno chiuso in positivo (+0,3%) grazie a ricavi sostenuti dalle tariffe, al contributo rilevante della gestione finanziaria cha ha raddoppiato quella industriale, al minore costo del debito (4,4% nel 2013, contro 6,4% dei privati) e a una fiscalità in media favorevole (tax rate medio 2009-2013 al 25,2% contro il 31% delle private). Queste ultime hanno così distrutto ricchezza (-0,4% del capitale investito), tanto nella parte manifatturiera (-0,5%) quanto nel terziario (-1,1%). All'interno della manifattura si conferma la capacità del IV capitalismo di proporre un modello imprenditoriale "italiano" sostenibile e remunerativo: sono in sostanziale equilibrio le medie imprese (-0,2%) e le medio-grandi (-0,2%), mentre i gruppi maggiori, privati della loro componente estera, hanno bruciato ricchezza (-2,9%). Positivo il bilancio del made in Italy (+1%). Il massimo scarto tra roe e rendimento dei titoli di stato è stato segnato nel 2013 dalle medie imprese (+3,3 punti) e ancora meglio ha fatto il made in Italy (+4,4 punti). Per le 2050 lo scarto è positivo, ma frazionale (+0,7 punti), grazie al contributo del comparto pubblico (+2 punti). Ampio scarto negativo per le grandi imprese (-9,7 punti).