(Adnkronos) - In un 2013 di sofferenza, l'unico appiglio si è confermato l'export: il valore delle esportazioni ha toccato i 52,6 miliardi di euro correnti, con un incremento in valore assoluto di 1,4 miliardi. Il Veneto si conferma la seconda regione italiana, dopo la Lombardia, per valore di beni esportati (13,5% delle vendite estere nazionali). Tra i principali mercati di destinazione Stati Uniti, Russia e Cina. Al contrario le importazioni, pari a 37,3 miliardi di euro, hanno evidenziato una debole flessione (-0,8%) ma il saldo della bilancia dei pagamenti è stato positivo, da primato, con un'eccedenza di oltre 15,3 miliardi di euro. Il numero di imprese attive a fine anno si è attestato a 442.278, oltre 8mila unità in meno rispetto al 2012. Dall'inizio della crisi il sistema imprenditoriale ha perso più di 20mila attività produttive, quasi la metà nel 2013. Il saldo occupazionale è ancora negativo di oltre 16,4mila posti di lavoro, il peggior dato dopo il tracollo del 2009 (oltre 40 mila unità in meno) a inizio crisi. Il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 7,6% con il picco nella fascia d'età 15-29 anni (17,4%). La produzione industriale ha evidenziato una variazione media annua del -0,8% registrando una progressiva attenuazione: dal -2,9% del periodo gennaio-marzo, l'indicatore è arrivato al -0,2% nel terzo trimestre mostrando un cambio di segno nell'ultimo (+1,4%). Limitata la perdita delle vendite al dettaglio (-2,2%) se confrontata col 2012 (-5,8%). E' proseguita la restrizione del credito bancario (-4%). Fra i cittadini veneti che emigrano all'estero, il 25% è rappresentato da laureati. Nella fascia 31-40 anni, nel pieno della potenzialità lavorativa e creativa, i laureati costituiscono quasi il 39% dei fuoriusciti e, unendo i diplomati con accesso universitario, la percentuale si avvicina al 70%.