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Crisi: pescatori, no ad aumento canoni acquacoltura, in catene in mare aperto

domenica 29 settembre 2013

1' di lettura

Alghero, 26 set. (Adnkronos/Labitalia) - Incatenati nelle gabbie per l'allevamento dei pesci in mare aperto per dire no all'aumento dei canoni per gli impianti di acquacoltura. E' la protesta scelta dai pescatori di Coldiretti Impresapesca e che andra' in scena domani, venerdi' 27 settembre, alle 9,30, in Sardegna, nel tratto di mare davanti al Golfo di Alghero. Quindi, non solo la crisi e la concorrenza del pesce 'estero', ma anche una maxistangata in arrivo per fine anno rischia di mettere in ginocchio un settore che conta un migliaio di addetti. "Alla scadenza delle concessioni nel dicembre di quest'anno -spiega a Labitalia Mauro Manca, presidente dell'associazione degli acquacoltori di Coldiretti Impresapesca e promotore dell'iniziativa- le aziende che non sono cooperative arriveranno a pagare canoni tra un minimo di 200mila fino a un massimo di 1 milione di euro. Somme che sono al di sopra dei nostri fatturati e che quindi ci porteranno a chiudere i battenti". Fatturati che, spiega, potrebbero essere ben piu' alti. "Noi abbiamo -spiega- 11 impianti di acquacoltura intensiva in Sardegna in cui alleviamo orate e spigole, ma anche saraghi e anguille. Abbiamo una produzione di circa 2mila tonnellate. Nella nostra regione la produzione potrebbe raddoppiarsi, arrivare a 4mila tonnellate, ma cio' non avviene per mancanza di certezze nella quota di canone e anche per il problema del credito. C'e' quindi nel nostro Paese -aggiunge- una capacita' produttiva 'castrata'". (segue)

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