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Crisi: Friuli Venezia Giulia, 75.000 tra disoccupati e cassintegrati

domenica 22 dicembre 2013

2' di lettura

Udine, 20 dic. - (Adnkronos) - A livello regionale, in Friuli Venezia Giulia sono circa 75mila i lavoratori interessati dalla crisi, tra disoccupati (41mila), cassintegrati (15mila) e mobilità (18mila). E a soffrire di più, accanto a Pordenone, risulta la provincia di Udine, che copre la maggior parte delle ore di cig e segna la flessione più netta sul fronte dell'export, con un -4,9% nei primi nove mesi dell'anno, che va a sommarsi al calo antecedente. Dal 2008 si parla, infatti, di una perdita pari al 16% per quanto riguarda la regione e del 18% per la sola provincia di Udine. Tradotto in numeri assoluti, significa che si devono recuperare 3,2 miliardi, di cui 1,7 appunto sul territorio friulano. I dati sono stati diffusi nel corso del consiglio generale della Cisl dell'Udinese e Bassa friulana, che ha raccolto le categorie del pubblico e del privato per fare il bilancio sulla situazione del territorio. "E' come - commenta il segretario della Cisl di Udine, Roberto Muradore - se fossimo tornati indietro di dieci anni. Di fronte a questa situazione è chiaro che urgono interventi concreti ed immediati". La ricetta del sindacato chiede: politiche industriali efficaci con un assessorato dedicato, un osservatorio delle imprese, una seria revisione delle partecipate regionali, più spazio alla ricerca collegata alle imprese, politiche a sostegno dei 40/50enni rimasti senza lavoro, dell'imprenditorialità giovanile e della formazione ancorata ai fabbisogni del territorio. "Poi - aggiunge Muradore - c'è tutta la partita delle riforme, come quella istituzionale, e naturalmente della lotta agli sprechi perché i soldi spesi male sono quelli che producono vergogna e povertà". "Quello che dobbiamo chiederci - aggiunge il segretario regionale della Cisl, Fania - è che cosa vogliamo che questa regione diventi". "Dobbiamo - sintetizza - sfruttare meglio le molte eccellenze esistenti, così alcuni settori del manifatturiero, ma anche il terziario e l'agroalimentare, e ripensare in termini nuovi e propositivi alla specialità, che in passato ci ha concesso molto e che può tornare ad essere uno strumento prezioso. Certo, occorrono delle scelte radicali, le riforme, ma anche una seria individuazione di quei drive su cui ancorare il nostro futuro".

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