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Spending review: medici e dirigenti, no a nuovo attacco al pubblico impiego

domenica 24 giugno 2012

2' di lettura

Roma, 22 giu. (Adnkronos Salute) - "Il nuovo attacco al pubblico impiego che si profila all'interno della manovra di spending review ha il sapore del gia' visto, frutto di una coazione a ripetere che non si arresta nemmeno di fronte alla evidenza di numeri autorevolmente forniti". E' il commento della Confederazione medici e dirigenti (Cosmed) alle misure ipotizzate per il pubblico impiego per contenere la spesa per il personale. Secondo la confederazione, "l'attacco, frutto di un brunettismo senza il ministro, che pure aveva dichiarato in tempi non sospetti la spesa del pubblico impiego sotto controllo, si alimenta di dati falsi sul numero dei dipendenti pubblici, sceso del 4% dal 2008 al 2010, ed in progressiva e fisiologica diminuzione, e sul loro costo, avventurandosi in arditi confronti con altri Paesi europei, condotti pero' su dati del 2005. Eppure, senza entrare in deliri numerici - sottolinea la Cosmed - basterebbe leggere la recente relazione della Corte dei Conti che rileva 'nel 2010 una sostanziale stabilita' della spesa delle retribuzioni lorde a fronte di significativi incrementi nel Regno Unito, in Francia e Germania. Il rapporto tra spesa per redditi nel 2011 (scesa di 13 miliardi) e Pil (11,1%) appare superiore esclusivamente alla Germania'". "Senza contare - proseguono medici e dirigenti - la dinamica retributiva azzerata fino al 2014, con perdita del potere di acquisto valutabile per i medici nel 20%, in un contesto caratterizzato da sostenuta dinamica della inflazione e significativo incremento della pressione fiscale. A chi invoca, poi, parita' di condizioni con il lavoro privato bisogna ricordare i 25 provvedimenti legislativi punitivi per il pubblico impiego, ormai considerato un reato al pari della immigrazione clandestina. Governo e Parlamento ricordino che attaccare di nuovo scuola e sanita' significa attaccare la coesione sociale del Paese ed eliminare con le persone pezzi di servizi erogati alla comunita'. La crisi economica diventa un alibi per operazioni di impoverimento dei servizi pubblici alle spalle del dettato costituzionale", concludono.

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