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La crisi mette ko le famiglie degli operai: redditi giù dell'8,5%, in 10 anni -442 euro

Elaborazione sui dati di Bankitalia
domenica 24 giugno 2012

3' di lettura

Roma, 24 giu. - (Adnkronos) - Sono le famiglie di operai ad aver pagato il prezzo più alto della crisi: il reddito medio ha subito un taglio di 1.236 euro (-8,5%). E in dieci anni, fra il 2000 e il 2010, hanno perso oltre 400 euro. E' quanto emerge dalle tabelle contenute nell'ultima relazione annuale di Bankitalia, rielaborate dall'Adnkronos, che esamina i bilanci delle famiglie italiane con cadenza biennale. Nel 2000 il reddito medio di un operaio era pari all'equivalente di 13.691 euro, nel 2010 è sceso a 13.249 (-442 euro); considerando però la differenza tra il 2006 (ultimo anno prima della crisi monitorato da palazzo Koch) e il 2010, il taglio è stato di 1.236 euro (-8,5%). Analizzando le altre situazioni ci si accorge che solo i dirigenti hanno pagato di più la crisi: dai 43.825 euro del 2006 sono scesi a 38.065 euro (-13,1% pari a 5.760 euro). Guardando però al quadro complessivo, nonostante il crollo registrato in 4 anni, la categoria è riuscita ad aumentare il proprio reddito, dal 2000 al 2010, dell'8% (+2.836 euro). L'aumento più consistente, nei 10 anni, è stato quello dei lavoratori autonomi che con 3.547 euro in più (+15,7%) sono arrivati a un reddito nel 2010 di 26.136 euro. Il confronto tra il 2006 e il 2010 mostra invece un calo di 2.585 euro (-9%). Passando ai dati generali, il reddito medio nazionale nel 2000 era pari a 18.358 euro; dieci anni dopo è aumentato di 1.137 euro (+6,2%). Tuttavia, considerando solo il periodo 2006-2010, si registra una forte contrazione: -4,3% che corrisponde a una riduzione di 880 euro. I dati territoriali, esaminati da palazzo Koch, mostrano che il gap tra le due Italie prosegue la sua corsa senza interruzioni. L'aumento dei redditi per le famiglie del centro-nord, in 10 anni, è stato di 1.350 euro (+6,3%); mentre al sud e isole si è fermato a 341 euro (+2,6%). Una distanza che si va ad aggiungere a quella, già pesante, che si era accumulata nel tempo sfiorando i 10.000 euro: nel 2000 il reddito medio al centro nord era di 21.408 euro, dieci anni dopo è arrivato a 22.758 euro, mentre per gli abitanti al sud e isole si partiva da 12.980 euro e si è arrivati a 13.321 euro. In soli 4 anni i redditi sono scesi del 4,5% (-1.062 euro) per le famiglie del centro-nord, e di un punto percentuale in più per le altre nuclei familiari (-733 euro). Le famiglie degli operai, che nelle rilevazioni di Bankitalia vengono 'catalogati' insieme ai commessi e apprendisti, sono le uniche che nel 2010 hanno un reddito inferiore rispetto a dieci anni prima; tutte le altre categorie beneficiano di maggiori entrate. L'incremento più basso è stato quello di 'impiegati, insegnanti e quadri', che hanno 1.003 euro in più rispetto ai 20.308 euro del 2000 (+4,9%). Però sono anche quelli che hanno pagato meno la crisi, insieme ai pensionati: tra il 2006 e il 2010 il reddito è sceso di 33 euro l'anno. I pensionati invece sono gli unici che, nonostante la crisi, hanno visto comunque aumentare le entrate, nel 2010 il reddito è stato di 19.577, in crescita di 1.712 euro rispetto al 2000 e di 615 euro rispetto al 2006 (rispettivamente +9,8% e +3,3%). Nel complesso delle famiglie, spiega Bankitalia, il reddito da lavoro dipendente rappresentava il 39,5% del reddito totale e la sua quota era diminuita di 1,2 punti percentuali tra il 2006 e il 2010. Nello stesso periodo il reddito da lavoro autonomi subiva una flessione pari a 2,3 punti, attestandosi al 12,8% nel 2010; mentre aumentavano le quote relative a redditi da pensione e da trasferimenti (+1,9 punti al 25,4%) e da capitale (+1,5 punti al 22,2%). I dati sui redditi delle famiglie degli operai "sono la riprova che in Italia non si è guardato a come migliorare le condizioni generali dei lavoratori, e oggi registriamo anche questo dato perverso", commentano i sindacati, che chiedono al governo di intervenire il più presto possibile per aiutare i lavoratori in difficoltà con interventi sul fronte fiscale, per "recuperare equità e potere d'acquisto".

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