Roma, 22 ott. - (Adnkronos) - Il conflitto tra occupazione e tutela della salute, sollevato dalla questione dell'Ilva, "ricorda molto quello che abbiamo vissuto 10 anni fa a Gela quando fu sequestrato il petrolchimico perche' la centrale elettrica bruciava quello che allora era un rifiuto, il pet-coke, un residuo della raffinazione del petrolio". Cosi', Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente, intervenuto oggi ai "Dibattiti Adnkronos" in diretta streaming sul sito Ign, www.adnkronos.com. "Allora venne chiuso il petrolchimico, ci furono settimane di fermo impianto, i lavoratori e l'intera citta' scesero in piazza - ricorda Ciafani - l'allora governo Berlusconi e il ministro Matteoli hanno dovuto mettere in campo un colpo di spugna, per far ripartire la produzione, trasformando il rifiuto in combustibile, anche se non cambiava l'entita' del materiale". "E' stato cosi' salvato il problema occupazionale, ma non si e' risolto il problema ambientale - aggiunge Ciafani - Forse, con questa nuova Aia a Taranto, si riesce a salvaguardare il problema ambientale e quello sanitario, facendo in modo che questi si integrino con il problema occupazionale che e' oggettivo: nella provincia di Taranto, tra diretto e indotto, all'Ilva lavorano tra le 15.000 e le 20.000 persone, pensare di chiudere lo stabilimento e' una cosa che non sta piu' in piedi, ma non deve piu' produrre in questo modo". Il dibattito ambiente-lavoro "e' iniziato 40 anni fa: negli '70, '80 e anche negli anni '90, spesso si e' privilegiato l'aspetto occupazionale rispetto a quello ambientale. Forse - conclude Ciafani - siamo a un punto di svolta. Speriamo che la vicenda di Taranto sia la chiave per affrontare il problema occupazionale investendo in tecnologie, innovazione e procvessi produttivi che negli altri Paesi industrializzati vanno avanti senza inquinare e senza seminare veleni nell'ambiente. La stessa cosa deve avvenire nel nostro Paese".