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Lavoro, frenano retribuzioni: +1,4% annuo

domenica 28 ottobre 2012

2' di lettura

Roma, 25 ott. - (Adnkronos/Ign) - Frenano a settembre le retribuzioni contrattuali orarie. Lo comunica l'Istat spiegando che l'indice è cresciuto dell'1,4% rispetto a settembre 2011 (dal +1,6% di agosto), mentre il dato congiunturale ha registrato un impercettibile +0,1%. Nella media del periodo gennaio-settembre 2012 l'indice è cresciuto, nel confronto con lo stesso periodo dell'anno precedente, dell'1,4%. Si allarga così il divario con l'inflazione che nello stesso mese è risultata pari al 3,2%. Secondo il Codacons questa differenza, pari all'1,8%, significa, tradotto in cifre, che una famiglia di 3 persone ha avuto una perdita del potere d'acquisto equivalente a 629 euro. Una tassa invisibile che sale ovviamente per le famiglie più numerose: per una famiglia di 4 persone è una stangata pari a 693 euro, spiega l'associazione. Con riferimento ai principali macrosettori, a settembre le retribuzioni orarie contrattuali registrano un incremento tendenziale dell'1,9% per i dipendenti del settore privato e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione. I settori che a settembre presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: energia elettrica e gas (2,9%), tessili, abbigliamento e lavorazione pelli, gomma, plastica e lavorazioni minerarie non metallifere (2,8%). Retribuzioni ferme, invece, per telecomunicazioni e tutti i comparti della pubblica amministrazione. A settembre, tra i contratti monitorati dall'indagine Istat, non si è registrato il recepimento di nessun accordo. La quota dei dipendenti in attesa di rinnovo - segnala l'istituto di statistica - è pertanto del 29% nel totale dell'economia e del 7,6% nel settore privato. L'attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto e', in media, di 33,1 mesi per l'insieme degli occupati e di 33,4 mesi per il settore privato. Alla fine di settembre 2012 i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica corrispondono al 71,0% degli occupati dipendenti e al 67,5% del monte retributivo osservato.

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