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Fmi: prospettive tetre

In Italia ripresa lenta e debole
di Dario Mazzocchi sabato 7 febbraio 2009

2' di lettura

Le prospettive a breve termine per l'economia italiana sono "tetre". I "rischi al ribasso dominano l'outlook" e la ripresa sarà "lenta e debole". Lo afferma il Fondo monetario internazionale (Fmi) in un rapporto sull'economia italiana spiegando che la capacità di ripresa italiana è rallentata da "rigidità, mancanza di concorrenza, limitato spazio per una risposta fiscale". "Il consolidamento del bilancio previsto per il 2009 dovrebbe slittare", per questo "misure tempestive, mirate e coordinate dovrebbero essere considerate" tenendo conto anche dei programmi di riduzione della spesa aggiunge ancora l'Fmi. "Il pacchetto fiscale presentato di recente al Parlamento è in generale in linea con queste considerazioni. Se le prospettive di crescita peggioreranno ulteriormente, però, uno stimolo più ampio potrebbe essere considerato". Non mancano gli apprezzamenti da parte della delegazione di Washington: Sadun osserva come l' economia italiana, pur colpita dalla recessione globale, «sia riuscita ad evitare le ripercussioni più gravi della crisi finanziaria», mitigando l'impatto della crisi grazie alla «prudenza nei procedimenti bancari e al livello relativamente basso del debito delle famiglie e delle aziende». Ma le autorità italiane hanno davanti un sentiero molto stretto: bisogna far «slittare» il consolidamento dei conti previsto per quest'anno, attraverso «misure tempestive, mirate e coordinate», ad esempio rilanciando la spesa per infrastrutture. Allo stesso tempo occorre però tenere a bada l'alto debito pubblico. Perchè nel medio termine bisogna tornare a risanare i conti pubblici e, se possibile, agire sul welfare e accelerare sulle liberalizzazioni e le riforme del mercato del lavoro, agendo su una produttività anemica che è all'origine della «mancanza cronica di crescita» della Penisola. Il sistema bancario italiano, infine, si è dimostrato «resistente» alla crisi - facendo tesoro anche dell'esperienza dei crac Cirio e Parmalat - ma non l'ha «evitata»: nel breve termine «potrebbero servire azioni per rafforzare ulteriormente la stabilità finanziaria», visto che «anche se il sistema resta solido e ben supervisionato, le vulnerabilità sono aumentate»

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