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Vietato il prelievo forzoso sul conto corrente: la sentenza che ribalta tutto

venerdì 6 marzo 2026

2' di lettura

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha inflitto all’Italia una nuova condanna pesante in materia fiscale. Con la sentenza Ferrieri e Bonassisa c. Italia dell’8 gennaio 2026 (ricorsi nn. 40607/2019 e 34583/2020), Strasburgo ha dichiarato che il sistema italiano di accesso ai dati bancari da parte dell’Agenzia delle Entrate viola l’articolo 8 della Convenzione Europea, che tutela il diritto al rispetto della vita privata e familiare.Al centro della pronuncia ci sono le indagini bancarie previste dagli articoli 32 del DPR 600/1973 (accertamento IRPEF) e 51 del DPR 633/1972 (IVA), che permettono al Fisco di richiedere alle banche estratti conto, movimenti, transazioni e altre operazioni finanziarie senza garanzie procedurali sufficienti.

I giudici europei hanno criticato l’eccessiva discrezionalità concessa all’Amministrazione: la normativa non delimita con precisione i casi, le condizioni e i limiti di questi accessi, né impone una motivazione obbligatoria e proporzionata rispetto alle esigenze concrete di verifica. Le autorizzazioni rimangono interne all’Agenzia stessa, firmate da dirigenti dello stesso ente, senza alcun vaglio preventivo da parte di un’autorità giudiziaria indipendente.I contribuenti coinvolti – come i due ricorrenti, avvisati dalle banche solo a cose fatte – non ricevono notifica anticipata e non hanno strumenti effettivi per opporsi prima che l’intrusione produca effetti irreversibili. Spesso scoprono l’indagine anni dopo, con l’avviso di accertamento, e si trovano a dover giustificare ogni singolo movimento (anche datato) con un onere della prova invertito e gravoso, considerato lesivo della riservatezza.La Corte non contesta la legittimità della lotta all’evasione fiscale, ma sottolinea che l’interferenza nei dati personali (che rivelano abitudini, relazioni e scelte di vita) deve essere “conforme alla legge”, prevedibile e proporzionata, con tutele adeguate contro abusi arbitrari.

La pronuncia si inserisce in una serie di condanne simili e impone all’Italia una riforma strutturale: introdurre limiti chiari, motivazioni dettagliate, controlli giurisdizionali preventivi o ex post efficaci e possibilità di ricorso reale per i cittadini.Gli effetti si sono fatti sentire rapidamente. La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 2510/2026 depositata il 5 febbraio 2026, ha già recepito la sentenza CEDU in un contenzioso tributario pendente: ha rimesso le parti a nuova udienza per consentire il contraddittorio sulla rilevanza della pronuncia sovranazionale, aprendo la strada a possibili annullamenti di accertamenti basati su indagini ritenute illegittime per mancanza di garanzie.

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