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L’arte di miscelare le foglie del tabacco: ora è una donna a metterci il “naso”

Asia Scannella è entrata nel team dei master blender di Manifatture Sigaro Toscano Prima ed unica in Italia a fare questo mestiere, viene dal mondo del vino
di Nicoletta Orlandi Posti domenica 15 marzo 2026

3' di lettura

Il blending (miscelazione) e un’arte quasi magica che mette insieme elementi diversi, li dosa con precisione, li armonizza e li fa dialogare fino a ottenere un risultato equilibrato e riconoscibile e in alcuni casi nuovo. Un’alchimia che riguarda i distillati e la profumeria, dove il blending è decisivo per dare vita a whisky, cognac, rum e fragranze dal carattere inconfondibile. Lo stesso accade nel tabacco e, in particolare nei sigari dove il compito del blender è da una parte conservare, anno dopo anno, l’identità di una ricetta già amata, pur lavorando con materie prime che cambiano inevitabilmente da stagione a stagione, dall’altra offrire al consumatore un prodotto originale, frutto di accostamenti studiati con sensibilità ed esperienza. 
Finora questa arte fondamentale nella manifattura dei sigari toscani è stata sempre appannaggio degli uomini, che si tramandano segreti e competenze di generazione in generazione fin dall’origine che risale al 1815. Adesso però si cambia: Manifatture Sigaro Toscano, in occasione del riconoscimento di Marchio Storico di Interesse Nazionale da parte del Ministro Imprese e del Made in Italy, ha annunciato l’ingresso di Asia Scannella nel team dei suoi master blender. La prima donna in assoluto in Italia e tra le pochissime nel mondo. 

Venticinque anni, agrotecnica specializzata in Farmer 4.0 – un ambito che unisce agricoltura, innovazione e tecnologie applicate alla produzione e trasformazione dei prodotti agroalimentari e agroindustriali – il suo percorso nasce nel mondo del vino. È stato lì che ha iniziato a sviluppare un approccio tecnico ma anche profondamente sensoriale al prodotto. Due anni fa è arrivata alle Manifatture nel reparto confezioni dello stabilimento di Lucca dove si è appassionata al tabacco arrotolato che le passava sotto le mani dando prova di avere un “naso” magico che le ha aperto le porte alla professione. Del resto non esiste alcun testo di riferimento, né ci sono veri e propri corsi dedicati a quest’arte: ciò che serve è un mix, anzi un blend, di competenze che vanno dalla sensibilità personale all’esperienza, il tutto condito con una buona dose di passione. La stessa che la porta a viaggiare nei campi dove viene coltivato tabacco Kentucky, a scegliere le foglie più belle e sane per i suoi sigari che gusteremo tra almeno diciotto mesi. Tanto è lunga la strada che porta dalla pianta all’accensione del sigaro, compresa la stagionatura, una volta confezionato. 
Asia Scannella, come junior blender, ha però già partecipato alla creazione dell’edizione celebrativa dell’Antico Toscano, il suo sigaro più iconico, prodotta in occasione del riconoscimento riservato ai brand con oltre cinquant’anni di utilizzo e radicamento territoriale, che lo proietta tra le eccellenze italiane riconosciute e apprezzate in tutto il mondo. Non si meraviglierebbe nessuno se nel prossimo futuro ci sarà anche un sigaro toscano con la sua firma. La prima di una donna. 

D’altra parte tutta la storia della manifattura di Lucca, dove attualmente lavorano 40 sigaraie, è una storia al femminile. Fu infatti il primo stabilimento a introdurre un asilo aziendale e lo ricorda con orgoglio l’amministratore delegato di Manifatture Sigaro Toscano, Stefano Mariotti, indicando un girello di legno esposto nella sede di Lucca. Risale ai primi decenni del Novecento ed entrò in fabbrica quando le sigaraie vinsero la loro lotta per l’emancipazione lavorativa femminile, che oggi diamo per scontata. Considerate particolarmente combattive, delinearono un profilo del tutto nuovo della donna in campo lavorativo; non era più una figura remissiva, ma ribelle e battagliera. Le loro manifestazioni produssero delle concrete vittorie contro lo sfruttamento retributivo, le pessime condizioni in cui erano costrette a produrre a cottimo, i licenziamenti ingiustificati, l’aumento dei salari, nonché l’istituzione di sale per l’allattamento e per l’asilo nido. Le operaie non erano più obbligate a lasciare i propri figli in mani altrui, ma potevano in qualche modo averli vicini e prendersene cura anche mentre lavoravano. 

Le eredi di quelle donne ancora lavorano nello stabilimento di Lucca, orgogliose della loro professione di maestra sigaraia. Come Vania 48 anni, che ha ottenuto la licenza per farlo come sua nonna molti anni prima, dopo un tirocinio di due anni. Lavora per otto ore al giorno, in un grande capannone con le altre colleghe sigaraie stando l’una al fianco dell’altra, e produce 500 pezzi al giorno. È soddisfatta: con il suo lavoro contribuisce alla piccola produzione di sigari fatti a mano, 2 milioni l’anno su un totale di 240 milioni prodotti dalle Manifatture. Veri e propri gioielli del made in Italy nati dalle mani delle donne.

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