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Nuova regola anti-rincari nascosti: stretta sulla Shrinkflation

di Redazione mercoledì 15 luglio 2026

2' di lettura

La confezione sembra la stessa, il prezzo anche, ma dentro c'è meno prodotto. È il fenomeno della shrinkflation, una pratica sempre più discussa che consiste nel ridurre la quantità di un bene confezionato lasciando invariato, o quasi, il prezzo di vendita. Dal 15 luglio entrano in vigore nuove misure pensate per aumentare la trasparenza nei confronti dei consumatori e rendere più evidente quando un prodotto viene "ridimensionato". Il meccanismo è semplice: il consumatore continua a vedere sullo scaffale una confezione familiare, ma il contenuto diminuisce. Il risultato è un aumento del prezzo reale al chilo o al litro, spesso difficile da percepire nell'immediato.

Un esempio tipico riguarda alcuni prodotti di uso quotidiano. Una confezione di biscotti che passa da 500 grammi a 400 grammi mantenendo il prezzo di 2 euro significa pagare, di fatto, il 25% in più per la stessa quantità di prodotto. Lo stesso può accadere con pasta, snack, detersivi, caffè e prodotti per la casa. Anche una confezione di patatine che scende da 200 a 175 grammi senza variazioni di prezzo comporta un aumento del costo effettivo. Se il prezzo resta a 1,50 euro, il consumatore paga meno prodotto ma sostiene la stessa spesa. Situazioni simili si possono verificare con tavolette di cioccolato ridotte da 100 a 90 grammi, detergenti con meno millilitri o confezioni di affettati più leggere. La pratica non è sempre illegale: le aziende possono modificare formati e quantità, ma il problema nasce quando il cambiamento non è sufficientemente evidente e il consumatore non ha gli strumenti per confrontare facilmente il nuovo prezzo con il precedente. L'Italia aveva già introdotto nel 2024 una modifica al Codice del consumo, prevedendo l'obbligo per le aziende di segnalare in etichetta la riduzione della quantità attraverso una specifica dicitura. La misura, però, era stata contestata dalla Commissione europea, che l'aveva ritenuta sproporzionata rispetto agli obiettivi di tutela dei consumatori.

Il provvedimento è stato quindi rivisto. Non sarà più obbligatorio applicare sulla confezione un'etichetta che indichi direttamente la diminuzione del contenuto. In caso di riduzione della quantità, produttori e distributori dovranno invece fornire ai venditori informazioni standardizzate sulla variazione effettuata, indicando anche l'eventuale aumento del prezzo rapportato alla nuova quantità.  Per evitare sorprese, gli esperti consigliano di guardare sempre il prezzo al chilo o al litro indicato sugli scaffali, non soltanto il prezzo della confezione. È questo il dato che permette un confronto reale tra prodotti diversi e tra formati cambiati nel tempo.

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