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Manovra punto per punto: chi ci guadagna (e una grossa incognita)

di Fabio Rubini venerdì 16 ottobre 2026

2' di lettura

L’attesa è tutta rivolta alle decisioni della Commissione europea. Solo quando si saprà se e quanta flessibilità verrà concessa all’Italia, il governo sarà in grado di mettere un punto definitivo sull’ultima manovra economica di questa legislatura. Per intanto ieri mattina il Documento programmatico di Bilancio (Dpb) è stato inviato alla Commissione europea e alla Camera. Si tratta dell’ossatura della manovra dalla quale si evince che la manovra avrà una portata di 23,5 miliardi. Un miliardo e mezzo in più rispetto a quella dello scorso anno.

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La suddivisione delle risorse principali presenta circa 5 miliardi alle famiglie e 3,3 alle imprese. Più delicato il capitolo delle coperture: il documento prevede che circa 5 miliardi arrivino dal contributo “volontario” delle banche e il resto da interventi su spending review dei ministeri e sui giochi. Sul contributo delle banche ieri si è consumato un piccolo giallo.

Al netto delle differenti visioni politiche (Lega e Fdi favorevoli, Forza Italia più prudente), a pesare è stato l’intervento dell’Associazione bancaria italiana (Abi) che per vie non ufficiali ha fatto sapere che pur restando favorevoli all’accordo per destinare 10 miliardi in tre anni al governo, la notizia sui 5 miliardi previsto del Dpb «è arrivata senza alcuna previa negoziazione e senza preavviso» e «senza specificare come sarà diviso l’onere fra banche, assicurazioni e altre società del comparto, visto che il testo parla genericamente di settore finanziario».

L’indicazione dei 5 miliardi in manovra viene presa con prudenza anche dal leghista Claudio Borghi (uno dei falchi del Carroccio sulla vicenda): «Vedremo... per ora mi sembra un segnale positivo». E a Francesco Boccia (Pd) che ha parlato di «certificazione del fallimento del governo Meloni», replica Giorgio Salvitti (Fdi): «Prendi solo i dati che ti fanno comodo, confrontali solo con i Paesi che ti convengono, nascondi quelli positivi della tua nazione, confeziona un bel comunicato stampa in cui descrivi l’apocalisse economica alle porte. Ecco il metodo del capogruppo Pd al Senato».

IL NODO IRPEF

Tornando al documento inviato alla Commissione Ue, alle cifre già spiegate, vanno aggiunti 2,4 miliardi destinati al Servizio sanitario nazionale e gli otre 3 miliardi per le infrastrutture. All’interno dei già citati 3,3 miliardi per le imprese, è compreso l’iperammortamento che verrà prorogato e rafforzato. Su quest’ultimo punto è intervenuto il presidente di Confindustria Emanuele Orsini: «Mi fa piacere che si pensi ancora all’iperammortamento che è necessario. Oggi dobbiamo far crescere le piccole e le micro imprese su cui abbiamo un problema generazionale e di produttività. Quindi abbiamo chiesto una norma fiscale per fare aggregazioni».

Il vero nodo della manovra, però, resta il fisco. La posizione della Commissione europea sarà centrale nel capire se si potrà intervenire sulla riduzione dell’Irpef per i redditi fino a 60mila euro. Per riuscirci servirebbero circa 2,7 miliardi e al momento ne sono stati previsti 2,1. Dubbi anche per un’altra misura bandiera della Lega: l’estensione della Flat Tax fino a 100mila euro e quella cara a Forza Italia sugli sconti fiscali per gli under 35.

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