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"Toccate il mio vice e me ne vado", la minaccia del capo Fbi

domenica 28 gennaio 2018

2' di lettura

Washington, 23 gen. (AdnKronos/Washington Post) - 'Se toccate il mio vice, me ne vado'. Nuove tensioni tra l'amministrazione Trump e l'Fbi. Stavolta, la temperatura sale per le pressioni che l'attorney general, Jeff Sessions, ha esercitato sul direttore del bureau, Christopher Wray, che minaccia di andarsene sbattendo la porta se dovesse saltare il deputy director Andrew McCabe. Nel mirino del ministro della Giustizia è finito il vice di Wray e -soprattutto - bersaglio frequente delle critiche del presidente Trump. McCabe ha un difetto non trascurabile: è un nome legato a James Comey, l'ex direttore dell'Fbi silurato da The Donald a maggio dello scorso anno, e rappresenta l'avversario interno da combattere e rendere sostanzialmente inoffensivo. Non sorprende, quindi, che l'amministrazione vada in pressing su Wray. Il direttore, però, non è disposto a cedere e fatica a contenere malumore e frustrazione per le ingerenze. Secondo Axios, quindi, il numero 1 del bureau è pronto a svuotare i cassetti: se McCabe viene licenziato, l'Fbi rischia davvero di trovarsi senza direttore. Come mediatore, è sceso in campo Donald McGahn: il legale, consigliere del presidente, si è trasformato in ambasciatore. E a quanto pare è riuscito ad ammorbidire - almeno per ora - la posizione di Sessions. Tutto risolto? No, affatto. Secondo una fonte ben informata sulla vicenda, Wray non ha avuto contatti diretti con la Casa Bianca per discutere questioni relative al personale. Da dicembre, da quando il Washington Post ha scritto che McCabe potrebbe andare in pensione a marzo, Trump ha ripreso a twittare contro il funzionario, già finito nel mirino durante la campagna presidenziale del 2016. Fbi e Dipartimento della Giustizia, ufficialmente, tacciono. La Casa Bianca si fa sentire attraverso il portavoce Raj Shah: il presidente ha scelto Wray per la sua "integrità", mentre altri membri del bureau -compreso Comey - "motivati politicamente hanno finito per contaminare la reputazione dell'agenzia in relazione al perseguimento imparziale della giustizia". Non è un mistero che Sessions, così come alcuni rappresentanti repubblicani al Congresso, spingano per un'opera di 'housecleaning' all'Fbi: è opportuno, sostengono, ricollocare e ridimensionare le figure che negli ultimi anni sono state più vicine a Comey. Si tratta, in fondo, di applicare il metodo che Trump vorrebbe adottare in ogni settore della burocrazia: via chi è considerato contro il presidente. McCabe, quindi, rappresenta una sorta di frontiera, che Wray difende anche e soprattutto per principio: le scelte sul personale dell'Fbi spettano al direttore del bureau. Resta da vedere quanto potrà resistere alle pressioni presidenziali. Per ora, Wray incassa il sostegno del suo predecessore. "E' bello leggere report su persone che prendono una posizione per ciò in cui credono", ha twittato Comey, abbinando al cinguettio una frase di Martin Luther King: "La vera dimensione di un uomo non si vede nei suoi momenti di comodità e convenienza, ma in tutte le volte in cui affronta le controversie e le sfide". Ogni riferimento al suo successore appare puramente voluto.

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