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La Cina cambia volto: "Basta alla politica del figlio unico e ai campi di lavoro"

E riduzione "graduale" del numero dei reati punibili con la pena di morte
domenica 17 novembre 2013

2' di lettura

Pechino, 15 nov. (Adnkronos/Xinhua/Ign) - Abbandono della politica del figlio unico, fine dei campi di lavoro e riduzione "graduale" della pena di morte. La Cina cambia volto con una serie di misure approvate dal Partito Comunista nell'ambito delle riforme varate dalla riunione del comitato centrale che si è svolta nei giorni scorsi a Pechino. Verrà, dunque, allentata e corretta (non abbandonata del tutto) la legge che da decenni obbliga le famiglie cinesi ad avere un solo figlio. Secondo quanto annunciato dal Partito la nuova norma è volta a promuovere "uno sviluppo equilibrato a lungo termine della popolazione in Cina". Nel dettaglio la misura prevede che verrà permesso avere due figli se almeno uno dei due genitori è figlio unico. L'aggiustamento riguarda il fatto che prima solo se entrambi i genitori erano figli unici, la coppia poteva avere due figli. Considerato che la legge che vieta di avere più di un figlio è entrata in vigore nel 1979 come drastica misura per il controllo delle nascite teso a contrastare il fortissimo incremento demografico del Paese, vi sono moltissime possibilità che nelle giovani coppie cinesi vi sia almeno uno dei due che sia figlio unico. La Cina, inoltre, abolirà il sistema di "rieducazione attraverso il lavoro" nell'ambito "dell'impegno per migliorare la situazione dei diritti umani ed il sistema giudiziario", rende noto il Partito Comunista. I campi per la "rieducazione attraverso il lavoro" (Laojiao) sono stati creati a metà degli anni '50 e vi venivano destinati "capitalisti" e "controrivoluzionari" che venivano fatti lavorare in campagna o nelle fabbriche. Nei campi Laojiao potevano essere detenute persone considerate una minaccia per la sicurezza nazionale o semplicemente considerate non produttive per un periodo anche fino a tre anni e anche senza aver commesso crimini specifici. Il regime di detenzione era comunque meno rigido dei temuti laogai, riforma attraverso il lavoro, i lavori forzati, dove vengono inviati i criminali condannati. L'articolo 41 del codice penale cinese stabilisce che chiunque sia stato condannato, se abile al lavoro, può essere sottoposto al regime del laogai. La vasta riforma del sistema giudiziario prevede anche la riduzione "graduale" del numero dei reati punibili con la pena di morte. E verranno anche migliorate le leggi che regolano il sistema carcerario e "il Paese lavorerà per vietare confessioni estorte attraverso la tortura e gli abusi fisici".

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