Washington, 18 nov. - (Adnkronos/Aki) - A poche settimane dalla scadenza dei termini indicati a livello internazionale, il trasferimento all'estero e la distruzione dell'arsenale chimico del regime siriano appaiono sempre piu' come un'impresa ai limiti dell'impossibile. Non solo Russia e Stati Uniti, i principali sponsor dell'accordo della scorsa estate per lo smantellamento delle armi chimiche di Bashar al-Assad, non sono ancora riusciti a trovare un paese disposto ad accogliere il carico e occuparsi della sua distruzione. Ma desta grande preoccupazione la fase del trasporto del materiale dai siti nei quali oggi e' immagazzinato fino alla costa siriana, dove dovrebbe essere imbarcato. I due Paesi ai quali era stato chiesto di distruggere il materiale chimico siriano hanno respinto la proposta. La Norvegia ha fatto sapere di non disporre della tecnologia e del know-how necessari a farlo, mentre l'Albania, dopo un primo 'si", e' stata costretta a una marcia indietro da una colossale manifestazione di protesta che si e' svolta venerdi' scorso. Come spiega il New York Times, gli Stati Uniti non possono farsi carico dell'operazione, perche' una legge vieta l'ingresso di armi chimiche nel paese, mentre la Russia ha fatto sapere di non essere disponibile perche' gia' alle prese con la distruzione delle armi chimiche di epoca sovietica. Il rischio e' quindi che, una volta caricate le circa 600 tonnellate di agenti chimici a bordo di una nave, questa sia costretta a rimanere in alto mare per molti mesi, in mancanza di un porto disposto a farla attraccare. Potrebbe quindi essere rispettato il termine entro il quale portare via dal paese il materiale chimico (il 31 dicembre per quello piu' pericoloso e il 5 febbraio per il resto), ma non quello per distruggerlo. E il rischio sicurezza si trasformerebbe in un rischio ambientale senza precedenti. (segue)