Beirut, 14 ott. (Adnkronos/Aki/Ign) - Sono stati liberati tre dei sei cooperanti della Croce Rossa e il volontario della Mezzaluna Rossa rapiti in Siria. "Confermiamo che il volontario della Mezzaluna Rossa e tre dei sei colleghi della Croce Rossa sono stati rilasciati sani e salvi", si legge in un tweet di Robert Mardini, responsabile delle operazioni del Comitato internazionale della Croce Rossa in Medio Oriente. L'organizzazione attende informazioni sugli altri tre cooperanti. I sette erano stati rapiti domenica nei pressi di Saraqib, nella provincia di Idlib, nella Siria nordoccidentale. A lanciare l'appello per il "rilascio incondizionato e immediato" il presidente della Croce Rossa Italiana, Francesco Rocca. Parlando all'Adnkronos, Rocca stigmatizza l'accaduto, "una gravissima violazione del diritto internazionale umanitario", e non nasconde la sua amarezza, ma assicura che "la Croce Rossa Internazionale e la Mezzaluna Rossa lavorano e continuano a lavorare da ambedue le parti del conflitto. E nonostante la difficile situazione le operazioni vanno avanti". Un "amaro in bocca" ancora più forte perché "il rapimento è avvenuto a poche ore da un'importante operazione umanitaria - sottolinea - che aveva portato all'evacuazione da parte della Mezzaluna Rossa siriana, nei sobborghi di Damasco, di 1500 persone, soprattutto donne e bambini". "E' indubbio che la situazione sul terreno resta difficile. Spesso - riferisce - anche per concertare il passaggio di un convoglio umanitario servono ore, se non giorni interi, perché le parti in campo sono varie, e ciò che abbiamo sempre chiesto, cioè la garanzia dell'accesso umanitario, in alcune occasioni diventa niente affatto scontata", conclude Rocca, ricordando che "dall'inizio del conflitto sono 22 i volontari della Mezzaluna Rossa siriana uccisi, tutti giovani volontari. Una cosa gravissima che non succedeva da decenni". Intanto non si arresta la scia di sangue. E' di almeno 27 morti, tra i quali tre bambini, il bilancio dell'esplosione di un'autobomba a Barkush, nella provincia di Idlib. Secondo gli attivisti dell'Osservatorio siriano per i diritti umani, il bilancio è destinato ad aggravarsi ulteriormente, a causa delle gravi condizioni in cui versano molti dei circa 90 feriti. Darkush si trova a pochi chilometri dal confine con la Turchia. L'attentato arriva alla vigilia dell'Eid al-Adha, la Festa del sacrificio celebrata dai musulmani.