Inun post apparso sull’Iranian Students Solidarity (Farsi), blog degli studentiiraniani, Yahoo! Avrebbe fornito alle autorità iraniane i dati e gli account dipiù di 200 mila utenti coinvolti nelle manifestazioni di protesta in occasionedelle recenti elezioni. In questo modo il portale americano, che ha immediatamentesmentito quanto riportato nel blog ribadendo la propria politica in tema diprivacy e libertà, si sarebbe assicurato il diritto a non vedere bloccato ilproprio sito. All’indomani della prima condanna a morte a carico di unattivista coinvolto nelle proteste di piazza, arriva una notizia che ancora unavolta getta ombre su net company e motori di ricerca, che già in passato hannoubbidito a regimi per nulla democratici, sottostando ai loro ricatti. Precedenti simili - SiaGoogle che Yahoo! sono stati in passato protagonisti di storie simili. Entrambii motori di ricerca avevano infatti concluso accordi con la Cina, acconsentendoa filtrare i propri siti pur di poter entrare in un mercato in crescita. Inparticolare per Yahoo non sarebbe la prima volta che si paventa unacollaborazione: anni fa aveva infatti contribuito all’imprigionamento dei duedissidenti Wang Xiaoming e Shi Tao, giustificando la propria condotta con lafrase “agiamo nei limiti della legge locale”.