È una tre giorni di fuoco quella in corso nel Regno Unito. Domani, a quasi otto mesi dalla scomparsa di Elisabetta II, Carlo sarà incoronato re. E, ieri, una buona fetta della popolazione inglese è andata ai seggi per le elezioni locali. Sui media non inglesi il voto è rimasto in secondo piano, anche negli ultimi giorni, coi titoli dei giornali e i servizi delle tv che hanno parlato esclusivamente, o quasi, della cerimonia di incoronazione, della parata e dei festeggiamenti che si terranno nelle prossime ore a Londra in onore del nuovo sovrano. Ma, in realtà, il test elettorale di ieri (le urne si sono chiuse alle 23 ora locale, la mezzanotte qui in Italia) è stato il più importante dal 2019, con il rinnovo di 230 consigli metropolitani e distrettuali in Inghilterra e di tutti gli 11 Consigli distrettuali del Nord Irlanda, oltre all'elezione di 4 sindaci di città importanti come Bedford, Leicester, Mansfield e Middlesbrough.
Il partito conservatore del premier Rishi Sunak ci è arrivato da quello che Elisabetta II avrebbe definito annus horribilis, con la crisi politica che ha portato alle dimissioni di Boris Johnson, la turbolenza sui mercati e le agitazioni sindacali causate dal cosiddetto mini-budget varato dall’erede di Johnson, quella Liz Truss che al 10 di Downing Street è durata appena sette settimane, e la conseguente nomina a leader del partito e capo del governo di Sunak. Le difficoltà dei Tories dovrebbe riflettersi nel risultato elettorale, con i laburisti che sono stati dati per stra-favoriti da tutti i sondaggi che hanno preceduto la giornata elettorale di ieri. Uno degli ultimi, realizzato da Omnisis tra il 27 e il 28 aprile, dava i laburisti al 37%, i conservatori al 26%, seguiti dai liberaldemocratici al 17%. Se davvero le cose saranno andate come previsto, il leader del Labour, Keir Starmer, assumerà a detta degli analisti britannici il ruolo di favorito in vista delle elezioni parlamentari che si terrano nel Regno Unito il prossimo anno.
Sessantuno anni, parlamentare dal 2015, Starmer è il capo del partito e dell’opposizione a Westminster dal 2020, quando prese il posto di Jeremy Corbin.
MI BUTTO A SINISTRA
Fedele a quella diversità che ne ha sempre fatto un corpo estraneo all’Europa, il Regno Unito sceglierà di buttarsi a sinistra (se le previsioni dei sondaggi saranno confermate dallo spoglio delle schede) esattamente quando il resto del continente si sta buttando a destra o, con ogni probabilità, lo farà in conseguenza della impopolarità di alcuni governi in carica come quello di Macron in Francia. La virata popolar-laburista della politica britannica coinciderebbe, peraltro, con l’impronta che Buckingham Palace ha inteso dare all’evento che si terrà domani con l’incoronazione di Carlo III. Fra i duemila invitati (seimila in meno dei presenti all’incoronazione di Elisabetta II nel 1952) alla cerimonia che si terrà nell'abbazia di Westminster figurano infatti centinaia di rappresentanti della cosiddetta società civile che si sono distinti in tempi recenti per il servizio pubblico reso o le attività di beneficienza: 450 persone che hanno ricevuto la Medaglia dell’Impero Britannico, che viene assegnata per meriti civili, 200 giovani impegnati nella beneficenza e infine altri 200 giovani scelti fra scout e servizio civile. In questa folla si annoverano pure cuoche e pompieri in pensione: e c’è chi, quando ha ricevuto l’invito ufficiale, ha pensato a uno scherzo.
LA PROTESTA DEGLI ESCLUSI
Tra gli aristocratici, l’esclusa più eccellente sarà Lady Pamela Hicks, la figlia di Lord Mountbatten che fu zio di Filippo, principe consorte di Elisabetta II. Lady Pamela era stata damigella d’onore alle nozze del 1947 fra Filippo ed Elisabetta: e sarebbe stata una delle poche persone a presenziare a tre incoronazioni, visto che a otto anni figurava tra gli ospiti della cerimonia per Giorgio VI, nel 1937, e poi aveva assistito nel 1952 a quella di Elisabetta. Stando ai media inglesi, la 94enne aristocratica avrebbe appreso con nonchalance la sua esclusione, definendola «una cosa molto sensata». Ma altri aristocratici del regno hanno invece scritto lettere di fuoco a Buckingham Palace, una volta appreso di essere stati esclusi dall'evento dell'anno. «Sono famiglie come la mia che hanno sempre incondizionatamente sostenuto la monarchia» ha tuonato il duca di Rutland, uno dei duchi snobbati. In effetti, l’impronta data all’incoronazione fa tanto «Lady D», che era stata soprannominata (chissà in base a cosa) la «principessa del popolo». E fa anche tanto ipocrita. Perché Carlo, per quanti sforzi faccia per sembrare pop, resta sempre uno degli aristocratici più ricchi al mondo con un patrimonio personale valutato in circa 500 milioni di sterline. E da domani, come sovrano, assumerà la proprietà di beni mobili e immobili per un valore di circa 42 miliardi di dollari.