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Damien Hirst, la grande truffa d'autore: la denuncia del "Guardian"

Luca Beatrice
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The Great Rock and Roll Swindle, “La grande truffa del r’n’r”, così si intitolava il film di Julian Temple sulla vicenda dei Sex Pistols, la band che negli anni ’70 in soli 18 mesi cambiò per sempre la storia della musica e non solo. Quando Johnny Rotten e gli altri tornarono in tour fu Filthy Lucre, solo per soldi, la coerenza non era certo una dote richiesta.

Damien Hirst è l’artista che ha incarnato perfettamente la mentalità punk dei suoi fratelli maggiori, indifferente a qualsiasi regola a meno che non sia lui stesso a stabilirle. Una sua opera, il mitico squalo con il titolo enigmatico The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living” ha cambiato la storia dell’arte nel tardo novecento, prodotta da Charles Saatchi nel 1991 con 50mila sterline e venduta nel 2004 a 12 milioni di dollari al ricco Steve Cohen, anche se forse erano “soltanto” 8. La soluzione di formaldeide in cui l’animale galleggiava nel tempo si era inspessita e intorbidita, il pesce irrimediabilmente rovinato e dovette essere sostituito da un nuovo esemplare. Cohen accettò di pagare il cambio con un nuovo squalo, accendendo il dibattito sul fatto che potesse ancora essere chiamato lo stesso lavoro e seminando così diversi dubbi sull’autenticità dell’opera, ammesso che nell’arte concettuale ciò abbia ancora un significato e un peso.

Ora però lo “scandalo” si è allargato. Un’inchiesta del Guardian ha scoperto che almeno tre opere di Hirst datate anni ’90, ovvero il periodo d’oro del bad boy dell’arte inglese, sono state realizzate nel 2017 e invecchiate con sapienza per farle sembrare più vecchie: una colomba, un altro squalo, una mucca col vitellino molto simile a quella esposta alla Biennale di Venezia del 1993, annunciati come lavori inediti e presentati da Gagosian Hong Kong nella mostra Visual Candy and Natural History, nel mercato asiatico nuovo rispetto a quello europeo e americano, danaroso ma meno informato.

 

BOTTA E RISPOSTA

Per rispondere all’inchiesta del giornale inglese, la Science Ltd che rappresenta Hirst ha spiegato che non conta la data di realizzazione ma quella del concepimento dell’opera. Vero fino a un certo punto e accettabile a patto che nella didascalia vengano segnati entrambi gli anni, non solo il primo. Episodi registrati anche sul mercato italiano: un conto sono le “Piazze d’Italia” metafisiche dipinte da Giorgio de Chirico negli anni ’20, un altro i rifacimenti degli anni ’50, molto più piatti e assai meno costosi; discorso analogo per gli “Specchi” di Michelangelo Pistoletto ideati intorno al 1966 e i reprint dei decenni successivi. A confondere ulteriormente le acque, gli avvocati di Hirst hanno provato a spiegare che «la datazione delle opere d’arte, e in particolare delle opere d’arte concettuali, non è controllata da nessuno standard del settore» e in particolare «gli artisti hanno perfettamente il diritto di essere (e spesso sono) incoerenti nella loro datazione delle opere». Se dal punto di vista teorico la giustificazione potrebbe anche reggere, non credo la pensi allo stesso modo chi le “nuove” opere di Damien le ha pagate come vecchie, pur in un momento in cui il suo mercato segna un significativo ribasso, costringendolo così a inventarsi soluzioni per far parlare ancora una volta di sé.

 

«LI PREFERISCO ORA»

«Li preferisco ora a quando li ho fatti», ha detto Damien beffardo con lo stesso ghigno che aveva sulla faccia Rotten quando provava a spiegare che i Sex Pistols erano meglio da grandi rispetto al 1977. E allora perché tentare di invecchiare artificialmente le sculture? Questo sembra effettivamente uno sporco lucro di punkettiana memoria. Le tre opere “incriminate”, invece, essendo state realizzate nel 2017 fanno sospettare, secondo il Guardian, che la condotta di Hirst circa le datazioni sia assai meno limpida della nuova soluzione di formaldeide. Non avevano certo bisogno di restauro, anzi avevano lo stesso odore di un’auto appena ritirata dal concessionario e si dice in giro che non siano le sole a riportare retrodatazioni.

Siamo di fronte all’ennesimo episodio controverso di una carriera molto discussa e sempre al centro della scena, con accuse che variano dal plagio, all’appropriazione indebita, al cinismo, al non rispetto delle regole. Questo, paradossalmente, ce lo rende ancora più simpatico. Un genio assoluto che non ha mai smesso di essere un punk, con lo stesso spirito del ragazzo di periferia arrivato a corte per il suo immenso talento e forse anche per caso, la sindrome dell’impostore, l’invenzione di un sistema alternativo che se ne frega delle convenzioni.

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