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È finita un’era ed è nato il nuovo ordine mondiale voluto da Trump

Nell’aria c’è la fine di un ordine. Quello del multilateralismo, quando una potenza manteneva l’ordine internazionale intimando alla Cina di non fare un passo innanzi rispetto a Taiwan e non si dichiarava più disposta a ritirate in Afghanistan e dintorni.
di Giulio Sapelli domenica 25 gennaio 2026

2' di lettura

Tutti si chiedono che cosa sia successo a Davos. Nell’aria c’è la fine di un ordine. Quello del multilateralismo, quando una potenza manteneva l’ordine internazionale intimando alla Cina di non fare un passo innanzi rispetto a Taiwan e non si dichiarava più disposta a ritirate in Afghanistan e dintorni. Si dichiarava, inoltre, pronto a rifornirsi - oltre di quella del Patto di Abramo - della benzina venezuelana. Non del petrolio, come dicono coloro che pensano che la benzina, anziché il petrolio, rampolli dal suolo, senza esser stato prima raffinata. E visto che per raffinare i galloni che muovono il mondo, occorrono petroli speciali e questi si trovano soprattutto in Venezuela, se li sono andati a prendere, quasi senza colpo ferire. Il mondo non ha battuto un colpo e ha considerato doveroso che la potenza più grande agisse così, come un’opera pia che fa beneficenza. Ma a Davos è avvenuta la rivelazione. Anzi il disvelamento, l’agnizione. L’ordine multilaterale, che si reggeva, appunto, rabboccato ogni tanto da un Patto di Abramo e dintorni, si è disvelato per quello che è.

Samuel Huntington, il grande Maestro dimenticato (con un Bernard Lewis che occorrerebbe far imparare a memoria ai parlamentari europei e ai vogatori della flottiglia para-palestinese) aveva definito i «Davos Man» come uomini e donne della cricca oligarchica che governa il mondo o meglio vuole governarlo condizionando parlamenti e governi attraverso la «cricca», così la definiva, dei senza patria e con molti miliardi di dollari. Trump ha inaugurato un nuovo governo del mondo: un nuovo “royalist empire”, proprio a Davos, e di lì in tutto il mondo, o almeno dove sarà possibile. Insomma: il governo del capitale, ben descritto dal Marx che dileggiava il Proudhon della Banca Popolare come artificio ideologico piccolo borghese del grande capitale.

Trump è il “royal empire”, sotto la forma lewisiana del grande capitale: il nuovo “royal wind sor” del dominio mondiale che aspira alla resa dei piccoli russi dell’Ucraina al neo impero Grande Russo, purché si fermi la Cina di Xi Jinping e si dia tempo al Giappone di realizzare il sogno di Shinzo Abe di render sicuro l’Indo-Pacifico. L’India si muove in questo senso e il ritorno dispiegato del duo Germania -Italia, con la caduta libera di Macron, fa ben sperare. Una cosa sola la cricca novizia deve digerire: abbiamo tutti bisogno - sottolineo tutti - del gasdotto North stream russo, anzi di tutti e due, se non si ricostruiscono quei collegamenti, nulla si mette in moto, da Odessa a Gaza.

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