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Perché Macron non riuscirà mai a capire Giorgia Meloni

di Mario Sechi domenica 22 febbraio 2026

2' di lettura

La morte di Quentin Deranque - il ragazzo massacrato a Lione da un gruppo di militanti di estrema sinistra - si è trasformata in un filo rosso tra passato e presente che unisce la Francia e l’Italia. Due manifestazioni dei giovani di destra, a Lione e a Roma, ieri hanno chiuso il cerchio. Sul Figaro ieri teneva banco un dibattito su questo tema: «La Francia va verso la guerra civile?». Sullo stesso giornale, un titolo era dedicato alla strage di Acca Larentia, l’uccisione di due giovani missini che dopo 48 anni non ha un colpevole. Il richiamo dei media francesi agli anni Settanta è istintivo, così come andare a cercare risposte nella storia italiana, dalla «notte della Repubblica» fino al presente marcato dalla formula di stabilità di governo e leadership di Giorgia Meloni. I parallelismi sono sempre attraenti, ma rischiano di offuscare le differenze di scenario.

Meloni e Macron sono opposti: lei è una leader cresciuta a pane e politica nella cucina del partito, lui è un prodotto del laboratorio dell’élite parigina (studi a Sciences Po, specializzazione all’Ena, manager di Rothschild). Macron non ha compreso le frasi di Meloni sul caso Deranque perché non ha una biografia scolpita nel contrasto ideologico, la sua dimensione naturale (per ragioni storiche e biografiche) è quella di un sovrano concepito nell’establishment che ha scavato un fossato profondo tra lui e la realtà, da una parte Le President, dall’altra la Francia. Meloni è popolare, Macron è impopolare.

Parigi ha perso influenza fino a logorare l’asse con Berlino, mentre Roma ha conquistato un’altra dimensione e forza nel gioco della politica europea. La crisi della Quinta repubblica francese per l’Italia è diventata un’opportunità, la nostra collaborazione un tempo segnata da una palese subalternità, oggi è una competizione dove tra Palazzo Chigi e l’Eliseo le divergenze spesso sono grandi. Su questa faglia, galleggia lo smarrimento dei progressisti di casa nostra che vedevano Parigi come un castello inespugnabile, quando c’era un problema i leader della sinistra italiana andavano a farsi un giro nella Città dei Lumi. Sono finiti al buio.

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