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La Chiesa ritrovi se stessa: serve Wojtyla, non Bergoglio

Il problema di un certo mondo clericale, ammoniva Paolo VI, è avere "un pensiero non cattolico", subalterno alle ideologie mondane. Purtroppo è oggi il pensiero di molti vescovi
di Antonio Socci lunedì 2 marzo 2026

3' di lettura

Di recente il card. Camillo Ruini ha dichiarato: «Giovanni Paolo II era contrario al compromesso storico. Per lui, i cristiani che sul comunismo non ragionavano in termini di “noi” e “loro” non avevano capito». Purtroppo certi cattolici continuano a sbagliare pure con le successive metamorfosi del comunismo. Karol Wojtyla è stato uno dei più grandi Pontefici della storia e in quella sua frase si potevano ritrovare l’azione politica di Alcide De Gasperi e il pensiero del filosofo Augusto del Noce (e sicuramente concordavano con lui Joseph Ratzinger e don Luigi Giussani). Non era solo una sua opinione personale dovuta alla persecuzione del comunismo polacco.

Era il pensiero cattolico. Il problema di un certo mondo clericale, come ammoniva Paolo VI, è avere «un pensiero non cattolico», cioè un pensiero subalterno alle ideologie mondane. Purtroppo è oggi il pensiero di molti vescovi che non a caso finiscono poi a rimorchio dei post-comunisti odi quei progressismi che perseguono gli stessi scopi anticristiani e nichilisti del comunismo e del post-comunismo. In Italia i cattoprogressisti, che già con Prodi avevano portato gli ex-Pci al governo, dopo la morte di Giovanni Paolo II si unirono con i compagni in un unico partito, il Pd, che l’anno scorso ha effigiato Berlinguer nella sua tessera (oggi sono giustamente emarginati e irrilevanti nel Pd woke di Elly Schlein). L’episcopato italiano, quasi per intero, è interessato soprattutto alla politica e sulle posizioni della sinistra (basta leggere Avvenire per constatarlo): è di questi giorni la polemica sul referendum... Certo, questa Cei è anzitutto la conseguenza dei dodici anni di papa Bergoglio che ha demolito le svettanti guglie gotiche della Chiesa di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI facendone un cumulo di rovine.

Secondo l’intellettuale cattolico Claudio Pierantoni, già docente di Filosofia medievale all’Università del Cile, quello di Francesco «è stato certamente il pontificato più disastroso, dal punto di vista dottrinale, di tutta la storia della Chiesa Cattolica». Sconcertante è stato anche il “magistero dei gesti” di papa Bergoglio. Amichevole e dialogante con i regimi illiberali, da quelli islamici a quello comunista cinese (con cui ha sottoscritto un Accordo che ha fatto indignare i cattolici cinesi), visitando Cuba nel settembre 2015, papa Francesco andò addirittura a trovare Fidel Castro nella sua casa dove si trattenne a conversare affettuosamente con il tiranno comunista (persecutore del popolo cubano e della Chiesa). Invece per il presidente americano Trump, un leader democratico e amico della Chiesa, Bergoglio nutriva una spiccata antipatia e lo avversava politicamente. Si trattava solo di rancori personali che, nel caso del papa argentino, hanno prevalso sui doveri del suo ministero? No, era anche il segno di una clamorosa ricollocazione della gerarchia vaticana nel campo dei nemici della libertà, dei nemici del cristianesimo e dell’Occidente. Lo dimostra pure la svolta clericale verso un’ossessiva ideologia immigrazionista, che fra l’altro contraddice il Catechismo e la dottrina sociale della Chiesa. L’establishment bergogliano è tuttora al potere nella Chiesa, ai vertici della Cei come alla Segreteria di Stato vaticana (lo si è visto nella recente vicenda del Board of peace). Di certo Leone XIV non è papa Bergoglio. Ieri, all’Angelus, ha lanciato un accorato appello alla trattativa e non si è fatto trascinare nello scontro da chi chiedeva una difesa del regime iraniano e una condanna di Usa e Israele. Ma il tentativo di tirarlo a sinistra c’è sempre. Come dimostra un altro caso recente. Il quotidiano spagnolo El País ha scritto che, nell’incontro del 17 novembre tra il Papa e la Conferenza episcopale spagnola, sarebbe emerso che la «maggiore preoccupazione» del Pontefice è l’«ideologia di estrema destra» perché cercherebbe di «strumentalizzare la Chiesa».

Secondo Santiago Abascal, Presidente di Vox, questa notizia sarebbe «un’invenzione di uno di quei vescovi che collaborano con l’immigrazione». In effetti anche i vertici dell’episcopato spagnolo hanno smentito. Ecco le loro parole: «Nel dialogo, il Santo Padre ha riflettuto, tra l’altro, sui rischi di sottomettere la fede alle ideologie, senza menzionare alcun gruppo specifico». Dunque non ha nominato nessun partito o schieramento. Ma che significa quel «sottomettere la fede alle ideologie»? In Spagna c’è un governo di sinistra, fortemente laicista e anticristiano. Il Papa voleva dire che i cattolici che appoggiano quel governo e quei partiti sottomettono la fede a ideologie nemiche? Sarebbe giusto e opportuno. Oppure il suo monito riguardava i partiti conservatori e di destra che difendono pubblicamente i valori.

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