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Iran, i missili degli ayatollah possono finire in 35 giorni

di Mirko Molteni martedì 3 marzo 2026

3' di lettura

Ieri il presidente americano Donald Trump ha ricordato come fra gli obiettivi del conflitto ci sia la neutralizzazione dell’arsenale iraniano di missili balistici: «Stiamo distruggendo le capacità missilistiche degli iraniani e la loro capacità di produrne di nuovi. Il programma missilistico cresceva in modo rapido e drastico, e poneva una colossale minaccia all’America e alle nostre forze all'estero. Il regime aveva già missili capaci di colpire l’Europa e le nostre basi e sarebbe stato presto capace di raggiungere la nostra bella America».

Lo sviluppo di missili balistici da parte dell’Iran era stato nel 2018 il motivo per cui Trump, al primo mandato, aveva ritirato gli USA dal patto JCPOA con l’Iran che limitava l’uranio, ma non i vettori. I missili a maggior gittata di cui dispone l’Iran come Khorramshahar, Kheibarshekan, Emad, Seijii e Ghadr-110, arrivano fra 1400 e 2000 km, ma resta il timore che Teheran possa sviluppare un vettore intercontinentale partendo dai suoi razzi spaziali, come Safir, Simorgh e Qaem, da cui si potrebbero in futuro ricavare razzi in grado di far arrivare una testata nucleare fino al Nordamerica.

Poiché Trump quantifica in almeno 4-5 settimane la possibile durata della guerra, ci si chiede in che misura le forze iraniane possano sostenere un ritmo di lanci missilistici di rappresaglia paragonabile a quello di questi primi giorni di guerra. Un funzionario della sicurezza USA ha comunque anticipato che ci si aspetta «una diminuzione del tasso di lanci dell’Iran». Finora si stima che l’Iran abbia lanciato almeno 200 ordigni balistici, oltre a 700 droni. La maggior parte intercettata dai sistemi antimissile israeliani, americani e dei paesi alleati della regione, come le batterie Patriot e THAAD, oltre allo scudo multistrato israeliano costituito dai sistemi Iron Dome, David’s Sling e Arrow.

Ma molti sono passati. Per “bucare” le difese l’Iran tenta di saturare radar e missili antimissile mediante lanci simultanei di vari ordigni. Come rilevano esperti sentiti dal Financial Times, nell’attuale conflitto l’Iran adotta una tattica più cauta rispetto al conflitto di giugno 2025, quando scagliarono su Israele 500 missili, di cui il 90% intercettato. Lo rimarca, per il FT, l’esperto britannico Robert Campbell: «Sanno che gli arsenali degli antimissile nemici sono costosi e richiedono anni per essere colmati. Lanciano i missili più vecchi a combustibile liquido per smaltirli, tenendo quelli più moderni a combustibile solido per attacchi successivi».

A quanto ammonta l’arsenale missilistico di Teheran, gestito dalla milizia Pasdaran? Alla vigilia della guerra di giugno 2025 si stimava che l’Iran avesse 3000 missili balistici, di varie gittate. Alla fine della guerra di giugno era rimasto con un numero di missili fra 1500 e 2000. Nell’imminenza dell’attuale conflitto, la testata israeliana Ynet ha riportato le nuove stime di Mossad e CIA che parlano di forse 2500 missili. I pasdaran hanno riorganizzato la produzione e sarebbero in grado di fabbricare 100 nuovi vettori al mese.

Previsioni israeliane ipotizzavano che già nel 2027 l’Iran avrebbe avuto 5000 missili. Se il regime di Teheran sparasse una media di 50 missili al giorno nel proseguire del conflitto, significherebbe 350 missili alla settimana, il che farebbe 1400 ordigni in un mese, o 1750 in 5 settimane. Se si considera inoltre che molti missili e basi di lancio sono state colpite dai bombardamenti, è chiaro che nelle 4-5 settimane pronosticate da Trump l’Iran esaurirebbe la maggior parte degli ordigni balistici, poiché una produzione di un centinaio al mese, ammesso e non concesso che le relative catene di montaggio restino intatte, sarebbe insufficiente a colmare i vuoti.

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