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Bahrein, perché è il primo obiettivo dell'Iran (e il bersaglio più debole)

di Redazione martedì 10 marzo 2026

2' di lettura

Teheran sta provando a destabilizzare il Bahrein e il suo leader, lo sheikh Hamad al Khalifa. "Non abbiamo problemi con l’Iran, vogliamo normalizzare i rapporti", aveva dichiarato nel 2024 quando era in visita al Cremlino. Ma dopo due anni è arrivata l'offensiva del regime dei pasdaran che sta attaccando quella che è a tutti gli effetti la monarchia sunnita più fragile. Stiamo parlando di oltre 100 missili e 171 droni-kamikaze. Come spiega il Corriere della Sera, prima hanno sparato sulla base americana e su un hotel, poi una raffica sulle infrastrutture: un impianto di desalinizzazione, la raffineria nazionale Bapco con uno stop all’esportazione. Acqua e greggio, due risorse indispensabili per la popolazione e le casse dello Stato in un Paese che è meno ricco — sempre per i parametri della zona — dei suoi vicini. Il bilancio? Una trentina di feriti soltanto nella giornata di ieri, lunedì 9 marzo. 

Ma perché l'Iran ha deciso di attaccare il Bahrein? Si tratta del paese che ospita il Comando della V flotta e che dispone di circa 99mila uomini, caserme della Navy, più alcuni radar, apparati per le comunicazioni, depositi. Uno snodo fondamentale per gli Stati Uniti nel Golfo. Ma la dimensione militare rappresenta solo il secondo livello nella scala di ostilità. Al primo posto infatti c'è quello religioso. La casa reale è di fede sunnita. Al contrario la popolazione (1,6 milioni di cittadini) è di fede sciita. E all'interno del paese sono in vigore forti vincoli con scuole coraniche e personalità religiose in Iran. Tanto che, dopo l'attacco degli Stati Uniti all'Iran, sono andate in scena nelle strade del Bahrein numerose manifestazioni in solidarietà ad Ali Khamenei.

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Ma non finisce qui. Il presidente americano Donald Trump aveva spinto affinché il Bahrein allacciasse rapporti diplomatici con Israele. Una mossa diplomatica vista come alto tradimento agli occhi degli iraniani. La famiglia reale ha poi appoggiato la campagna contro gli Houthi nello Yemen, in piena sintonia con l’alleato saudita. Alla luce di tutto questo risulta facile comprendere perché il Paese sia diventato il bersaglio numero uno di Teheran.

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