Non si fa ancora vedere, Mojtaba Khamenei, ma parla. La nuova Guida suprema dell'Iran, rimasto ferito negli attacchi di Usa e Israele poche ore dopo la morte di suo padre, nel suo primo messaggio alla Nazione e ai nemici avverte che Teheran "non rinuncerà a vendicare il sangue dei martiri" uccisi negli attacchi dei giorni scorsi.
La prima dichiarazione di Mojtaba è stata letta da un conduttore televisivo. Khamenei non è apparso in tv e la televisione di Stato non ha fornito spiegazioni sul perché.
Finora non era intervenuto in pubblico per tutelare la sua sicurezza dopo minacce degli Usa di eliminarlo. Nel messaggio, diffuso dai canali ufficiali della Repubblica islamica, Khamenei ha definito "un compito difficile" assumere la guida del Paese dopo i suoi predecessori, l'ayatollah Ruhollah Khomeini e suo padre, l'ayatollah Ali Khamenei, descritto dal nuovo leader come "martire". Khamenei ha ricordato di aver visitato il corpo del padre dopo la morte, affermando che "ciò che ho visto era una montagna di fermezza" e aggiungendo che il pugno della sua mano rimasta intatta era "ancora serrato".
L'Iran intende avere a ogni costo un risarcimento per i danni subiti nella guerra in corso. "Se si rifiuteranno, sequestreremo i loro beni nella misura che riterremo opportuna e, se anche questo si rivelasse impossibile, distruggeremo una quantità equivalente delle loro proprietà", ha assicurato richiamando poi l'Iran alla "unità" tra individui e gruppi della nazione: "Di solito trova particolare espressione nei momenti difficili, non deve essere minata". L'obiettivo dell'unita', ha detto, "sarà raggiunto ignorando i punti di disaccordo".
Dal punto di vista geopolitico, Khamenei ha sottolineato che l'Iran "crede nell'amicizia con i vicini, ma continuerà ad attaccare le basi statunitensi". Basi americane che "dovrebbero essere immediatamente chiuse, altrimenti saranno attaccate". L'altro punto cruciale del conflitto è lo Stretto di Hormuz che, parola di Mojtaba, "continuerà a essere chiuso". "La leva della chiusura dello Stretto di Hormuz deve certamente continuare a essere utilizzata. Sono stati condotti studi anche sull'apertura di altri fronti in cui il nemico ha poca esperienza e sarebbe altamente vulnerabile. La loro attivazione avverrà se la situazione di guerra persisterà e in base a considerazioni di opportunità".