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Germania, attacchi criminali pianificati: "Banda del martello" nel mirino

di Daniele Dell'Orco domenica 29 marzo 2026

3' di lettura

Nel panorama giudiziario e mediatico tedesco, il caso di Ilaria Salis si inserisce in una cornice molto più ampia e strutturata, che in Germania viene ormai identificata con l’espressione “Budapest-Komplex”. Più che un singolo procedimento o una vicenda isolata, si tratta di un insieme di indagini, processi e ricostruzioni investigative che ruotano attorno a una rete di militanti antifascisti radicali accusati di aver organizzato e compiuto aggressioni violente contro ambienti neonazisti, sia in Germania sia all’estero. È dentro questa architettura che la figura di Salis assume rilievo nell’azione giudiziaria tedesca.

Al centro delle indagini in Germania c’è infatti la costruzione giuridica di una «associazione criminale di estrema sinistra», una struttura che la procura federale descrive come stabile, organizzata e dotata di una continuità operativa nel tempo. Questa rete, nata secondo gli inquirenti nell’area di Lipsia intorno al 2017-2018, viene ritenuta responsabile di una serie di attacchi pianificati con modalità paramilitari: raccolta di informazioni sugli obiettivi, spostamenti coordinati, utilizzo di strumenti contundenti, fuga organizzata. La “Hammerbande”, la banda del martello, per gli inquirenti tedeschi è questo: una struttura criminale che mette in discussione il monopolio statale della violenza.

Ilaria Salis indagata in Germania

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L’aspetto più significativo dell’approccio tedesco è la progressiva centralizzazione delle indagini. Quando la Bundesanwaltschaft ha assunto il controllo del filone Budapest, il caso ha cambiato natura: da serie di episodi locali a questione di sicurezza interna con rilevanza nazionale. Questo passaggio ha consentito di unificare procedimenti diversi, collegando le aggressioni avvenute in Germania negli anni precedenti con quelle di Budapest del febbraio 2023, alle quali secondo l’accusa avrebbe partecipato anche Salis coi suoi sodali, parte di una rete internazionale già attiva.

Le indagini hanno prodotto una sequenza di arresti e procedimenti che mostrano chiaramente la strategia della procura federale. Figure come Hanna S. o Johann G. sono state accusate non solo per singoli fatti di violenza, ma per il loro ruolo dentro una struttura organizzata. La richiesta alle autorità italiane di perquisire la stanza di Salis indica che, se inizialmente le autorità tedesche avevano accettato il principio della consegna degli imputati a Budapest, ora la Germania vuole andare fino in fondo, probabilmente anche dopo la scelta di Trump di bollare come «terrorista» il network antifa anche in Europa. Allo stesso tempo, Berlino vuole «accentrare» gli aspetti processuali ed evitare critiche per la gestione del regime di detenzione in Ungheria. Salis, quindi, la Germania la potrebbe da un lato perseguire nel novero delle attività di “Hammerbande” e “Antifa Ost”, movimento antagonista radicato a Dresda. Nei fascicoli tedeschi, la sua figura era presente ma con un grado che non è equivalente a quelli aperti contro i principali imputati tedeschi del caso Budapest. Per ora.

Salis ha già due condanne definitive in Italia. La prima (2019) per invasione di edifici legata a occupazioni abitative (10 mesi). La seconda (2022) per resistenza a pubblico ufficiale durante uno sgombero (6 mesi). Adesso il suo caso potrebbe allargarsi anche alla Germania. Non come il cuore della vicenda, ma parte della rete militante e sulla sua qualificazione giuridica. La Bundesanwaltschaft non sta costruendo un caso “Salis”, ma un caso sistemico contro un ambiente politico ritenuto pericoloso. Alla fine, ciò che emerge dal quadro tedesco è una doppia dinamica.

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Da un lato, un rafforzamento dell’approccio repressivo nei confronti delle bande antagoniste, sempre più trattate come organizzazioni criminali strutturate. Dall’altro, una crescente consapevolezza dei limiti della cooperazione giudiziaria europea quando entrano in gioco differenze profonde tra sistemi politici e giuridici. Salis potrebbe puntare non solo ad attaccare l’Italia e il governo, ma pure a ergersi come simbolo di un conflitto più ampio tra sicurezza, politica e Stato di diritto in Europa.

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