L’Europa dell’Est strizza l’occhio a Donald Trump. All’aeroporto “Vasil Levski” di Sofia, in una notte dello scorso mese di febbraio, sono stati visti atterrare aerei cisterna, cargo militari e perfino Boeing carichi di truppe americane. Cosa ci facevano lì? La versione ufficiale è: “Una normale esercitazione pianificata da tempo”. Tutto tranquillo, tutto sotto controllo. Da più di 20 anni, del resto, la Bulgaria è un paese Nato e funge da avamposto americano sul Mar Nero. Una versione che, però, apre scenari e pone dei quesiti.
Perché, come racconta il Corriere, l'innesco si troverebbe nel fatto che l'Iran ha alzato la voce e minacciato ritorsioni. A quel punto, la ministra degli Esteri bulgara, Nadejda Neinski, è costretta a scoprire le carte: esiste un accordo segreto con Washington e da settimane si decolla dall’aeroporto civile per operazioni militari. I Baltici, la Cechia, l’Albania, il Kosovo: tutti allineati, tutti convinti a far guerra all’Iran, tutti al fianco di Trump. E poi ci sono quelli che appoggiano gli Usa in silenzio, come la Bulgaria, o quelli che frenano ma senza strappi, come la Polonia, che spiega: “La priorità è proteggere il fianco orientale della Nato. Tradotto: non possiamo, ma vorremmo.
Giuseppe Conte senza vergogna: quando ammazzarono Soleimani...
«Quando, nel gennaio del 2020, e al governo c’era Giuseppe Conte con alcuni ministri del Partito democratico...E allora ecco che anche la Romania si schiera senza esitazioni, aprendo basi e spalancando le porte al Pentagono. Il Parlamento di Bucarest si è espresso con 272 voti favorevoli su 295 e ha concesso al Pentagono l’utilizzo della base aerea a Costanza e la Base 71 in Transilvania, oltre ad un collegamento al sistema di difesa antimissile a Olt. Per un contingente Nato di circa 10mila unità che supera perfino quello di Ramstein, in Germania. Intanto piovono dichiarazioni di facciata: “Siamo al fianco dei nostri alleati americani”, “gli Usa hanno agito correttamente”, “operazione militare comprensibile”. Un coro compatto, senza stecche. Gli Usa, insomma, possono contare sull'Europa dell'Est.




