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Americani padroni della terra e dello spazio

E lo chiamano declino. Dell’America, ovviamente, dell’odiato zio Sam finito nelle mani di un capriccioso autocrate con il quale il “secolo americano” si chiude e campioni del multilateralismo e del soft power diventano i cinesi e i loro compagni (sic!
di Corrado Oconesabato 4 aprile 2026
Americani padroni della terra e dello spazio

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E lo chiamano declino. Dell’America, ovviamente, dell’odiato zio Sam finito nelle mani di un capriccioso autocrate con il quale il “secolo americano” si chiude e campioni del multilateralismo e del soft power diventano i cinesi e i loro compagni (sic!). È questa la narrazione accreditata in certe cancellerie europee, negli ambienti della sinistra globale e sui media progressisti. Ma le cose stanno così? Verifichiamolo coi fatti. La potenza oggi si misura essenzialmente su due fattori: il possesso delle fonti energetiche e la leadership nel campo della ricerca tecnologica e dell’innovazione. Dal primo punto di vista, gli Usa hanno conquistato già da qualche anno l’autosufficienza: mentre l’Europa si baloccava su ambiziosi piani di riconversione ecologica, puntando tutto sulle energie “rinnovabili”, l’America dava vita a una politica di trivellazioni che portava in pochi anni ad un boom di produzione di petrolio e shale gas. Gli Stati Uniti diventavano così addirittura, a partire dal 2019, esportatori netti di energia. L’assertività dimostrata ultimamente da Trump verso il Venezuela e l’asse dei paesi dell’America latina tende a consolidare questo primato. Venendo alla tecnologia, le frontiere più avanzate dell’innovazione, che passano ormai attraverso gli sviluppi dell’intelligenza artificiale e dell’informatica avanzata, sono ancora saldamente in mano alle imprese statunitensi, nonostante l’innegabile sfida portata da Cina e altri paesi asiatici.

L’ecosistema delle Big Tech, tanto vituperato dagli europei, non solo tiene ma garantisce, attraverso l’interconnessione coi sistemi militari, una supremazia militare nei cieli che permette all’America di intervenire in modo efficiente in ogni parte del mondo. Se le “operazioni speciali” russe possono finire per impantanarsi, come in Ucraina, quelle americane riescono a conseguire rapidamente con poco sforzo e minimo sacrificio di vite umane buona parte degli obiettivi prefissi. Quanto al dominio nello spazio, che in prospettiva può ridiventare importante come era stato nella guerra fredda, la Nasa (un po’ in disarmo negli ultimi decenni) con il programma Artemis e il lancio di un primo satellite riprende ora quelle missioni verso la Luna che erano state delle navicelle Apollo mezzo secolo fa. Certo, l’America il declino lo ha rischiato veramente negli ultimi decenni.

Un declino che si prospettava tanto più probabile perché accompagnato dall’avanzata nelle università, e in genere nei luoghi di formazione delle sue élite, di una cultura woke basata sui concetti di colpa ed espiazione dei “peccati” storici dell’Occidente (La chiusura della mente americana, il capolavoro di Allan Bloom che metteva in guardia dal diffondersi di certe idee, è del 1987). Nel frattempo, la Cina si attrezzava sempre più per sostituirsi agli States come paese guida del mondo. Può dirsi che la sfida di Pechino ha funzionato da sprone all’America per reagire e per riaffermare la sua potenza, come oggi è evidente che sia avvenuto. Proprio al contrario di quel che è invece accaduto in un’Europa che è in un declino strutturale in ogni settore, compreso quello politico. Trump può piacerci o meno ma, con tutte le apparenti o reali contraddizioni, rappresenta per l’America la voglia di riscatto, la reazione a un possibile o annunciato declino che nei fatti non c’è stato. E su questo, non altro, sarà giudicato dai suoi elettori. Come ha sottolineato Kissinger prima che morisse, leader come Trump vanno considerati più per quel che rappresentano che per quello che sono. Forse si può dire con Vico che quelle che a noi europei sembrano oggi traversie sono, da un punto di vista metastorico, le ultime opportunità che l’Occidente ha per riaffermare i suoi valori.