Donald Trump «ha fatto la storia. Nessun altro presidente, nei 47 anni della Repubblica islamica, ha mostrato la sua determinazione e ha scelto alla fine la pietà, ottenendo una vittoria schiacciante da tutti i punti di vista». Così, ieri, parlando con la stampa al Pentagono, il Segretario alla Guerra Pete Hegseth ha descritto quanto accaduto nelle dodici ore precedenti, quelle in cui si è passati dalla minaccia dell’«annientamento di un civiltà» (quella persiana) a un cessate il fuoco di due settimane, durante le quali avviare i colloqui per giungere a un accordo tra Washington e Teheran che ponga fine al conflitto. Certo, nella notte tra martedì e ieri è stato importante il ruolo di mediazione dei vertici politici e militari del Pakistan e, pare, anche della Cina di Xi Jinping (con il quale Trump si vedrà il mese prossimo), Paese che è storicamente un importante acquirente di petrolio iraniano. Ma è chiaro che chi ha portato a casa la partita (quella della liberazione dello stretto di Hormuz) sia stato il presidente americano, che ha mirabilmente accompagnato a un’escalation dei toni da fine del mondo la capacità di far intendere ai suoi avversari, sempre più nel panico, che la sua porta sarebbe rimasta aperta fino a un minuto prima della scadenza dell’ultimatum per la riapertura del braccio di mare tra Iran e Oman, che era stato fissato alle 20 ora di Washington (le 2 del mattino in Italia).
I DIECI PUNTI
Il tutto, nonostante la lista in dieci punti che il regime gli aveva fatto pervenire lunedì tramite i mediatori pachistani fosse tutt’altro che un documento accondiscendente rispetto alle richieste americane, a dimostrazione di quanto Trump sia ben lontano da quell’immagine di leader feroce e incosciente che i politici e i media gli hanno appiccicato addosso (la Casa Bianca ha poi specificato che il documento che martedì sera ha infine convinto Trump a concedere due settimane senza attacchi a Teheran sia ben diverso da quello pervenutogli lunedì). Tuttavia, la tregua «è fragile nelle sue basi», ha detto da Budapest il vicepresidente Usa, JD Vance, aggiungendo che «il presidente è desideroso di fare progressi e di ottenere risultati tangibili». Per questo, l'Iran ha promesso che riaprirà completamente il transito delle navi attraverso Hormuz già da oggi, o al più tardi da domani e i colloqui tra le parti inizieranno a Islamabad, in Pakistan, sabato mattina, con la mediazione dei padroni di casa e la presenza per gli Stati Uniti dello stesso Vance e degli inviati speciali Steve Witkoff e Jared Kushner, mentre per l'Iran il capo-delegazione dovrebbe essere il presidente del Parlamento, Mohammad Ghalibaf. Si tratterà, ha precisato lo stesso Trump, di incontri che si terranno «a porte chiuse su un numero limitato di punti su cui possiamo chiudere rapidamente». Ma se l’accordo che si raggiungerà al tavolo delle trattative «non sarà buono come ci attendiamo che sia ha avvertito il presidente parlando con l'emittente britannica Sky News - gli Stati Uniti torneranno in guerra».
Un monito, quello lanciato da Trump a Teheran, ribadito al Pentagono dal generale Dan Caine, capo degli Stati maggiori congiunti delle forze armate americane, che ha precisato che «il cessate il fuoco è solo una pausa nei combattimenti» e che «le forze americane restano pronte all'attacco, anche se ci auguriamo che ciò non debba avvenire». La Casa Bianca ha anche avvertito che «dazi commerciali del 50% saranno applicati immediatamente a qualunque Paese in futuro venda armi all'Iran». Il presidente Usa, però, appare decisamente fiducioso, tanto da parlare di una «collaborazione con l'Iran» già in corso sui diversi punti che verranno affrontati nello specifico a Islamabad. «Gli Stati Uniti lavoreranno a stretto contatto con l’Iran, che, secondo le nostre valutazioni, ha attraversato un processo di cambio di regime che si rivelerà molto produttivo», ha scritto su Truth.
In merito alla gestione del ano in dieci punti come condizione presidente americano Donald Trump valutato "una base praticabile su cui Di seguito le richieste di Teheran, secondo quanto trapelato dai media 1 Impegno di non aggressione 2 Mantenimento del controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz 3 Accettazione dell'arricchimento dell'uranio 4 Revoca di tutte le sanzioni primarie 5 Revoca di tutte le sanzioni secondarie 6 Cessazione di tutte le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite contro l'Iran 7 Cessazione di tutte le risoluzioni contro l'Iran del Consiglio dei governatori dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) 8 Pagamento di un risarcimento per i danni causati all'Iran 9 Ritiro delle forze combattenti statunitensi dalla regione 10 Cessazione della guerra su tutti i fronti, compreso quello contro Hezbollah in Libano traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz, Trump ha parlato di una possibile «joint venture tra Stati Uniti e Iran, che sia un modo per metterlo in sicurezza una volta per tutte, proteggendolo anche da altre minacce». Relativamente alla questione dell’uranio, ha assicurato che «non ci sarà alcun arricchimento da parte della Repubblica islamica», facendo riferimento ai 450 chilogrammi di uranio arricchito al 60% che l'Iran ancora possiede e sottolineando che il sito colpito dai bombardieri B-2 lo scorso giugno è «da tempo sottoposto a una sorveglianza satellitare molto rigorosa e nulla è stato toccato dalla data di quell'attacco».
RIPENSAMENTI
Nel pomeriggio di ieri l'agenzia di stampa Fars, vicina ai Guardiani della rivoluzione, ha riferito che «a causa degli attacchi israeliani contro il Libano, il transito delle petroliere (o, almeno, di quelle che erano state autorizzate a passare anche prima dell'accordo con gli Stati Uniti) è stato bloccato». Il Presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha affermato che «gli Stati Uniti hanno violato tre disposizioni fondamentali del cessate il fuoco ancor prima dell'inizio dei negoziati: l'invasione del Libano, la violazione dello spazio aereo iraniano e la negazione del diritto all'arricchimento dell'uranio. Dopo queste violazioni, un cessate il fuoco o negoziati bilaterali sono irragionevoli. Fin dall'inizio, abbiamo seguito l'attuale processo con scetticismo e, come previsto, gli Stati Uniti hanno violato i loro impegni ancor prima dell'inizio dei negoziati». Forse non hanno capito il messaggio di Trump.