Falliscono subito i negoziati tra Usa e Iran in Pakistan. Durissimo J.D. Vance, il vicepresidente degli Stati Uniti: "Devono capire che questa era la nostra offerta finale". Per Teheran si trattava di "proposte irricevibili". Al centro del fallimento ci sarebbe la volontà dell'Iran di non rinunciare al nucelare. Resta in figore il cessate il fuoco di due settimane, mentre però proseguono gli attacchi di Israele in Libano. Di seguito la cronaca della giornata.
Idf rafforza lo stato di allerta dopo lo stallo diplomatico
Il capo di Stato Maggiore israeliano, il generale di divisione Eyal Zamir, ha disposto che le Forze di Difesa Israeliane (Idf) innalzino il livello di allerta dopo il fallimento dei negoziati tra Stati Uniti e Iran, invitando al contempo a prepararsi a una possibile ripresa delle ostilità nel breve periodo. Fonti militari, citate da Ynet, riferiscono che è stata attivata una procedura operativa strutturata, simile a quella adottata prima di precedenti operazioni contro Teheran, con un'accelerazione significativa delle attività di pianificazione ed esecuzione. In questo contesto, è stato ordinato di mantenere la massima prontezza in tutte le unità, riducendo i tempi di reazione e colmando eventuali criticità operative.
Teheran attacca Washington: "Vance torna senza risultati"
Dall'Iran arrivano commenti sarcastici dopo il mancato accordo nei colloqui di pace tenuti a Islamabad. "Gli Stati Uniti hanno inviato il loro vicepresidente dall'altra parte del mondo, fino a Islamabad. Ventuno ore di trattative. Hanno chiesto ciò che non sono riusciti a ottenere con la guerra. L'Iran ha detto un grande no. I colloqui si sono conclusi. Lo Stretto resta chiuso. E il vicepresidente rientra a casa a mani vuote", si legge in un messaggio pubblicato su X dall'ambasciata iraniana in Ghana, con riferimento a JD Vance, capo della delegazione americana. "Solo la parola dell'Iran. Ancora una volta. Non hanno più margini per salvare la faccia". Dopo l'interruzione dei negoziati, Teheran ha intensificato la propria attività sui social, diffondendo contenuti ironici e critici contro gli Stati Uniti e i loro alleati. Fin dall'inizio dei bombardamenti condotti da Usa e Israele, le rappresentanze diplomatiche iraniane hanno amplificato online messaggi fortemente polemici.
Ben-Gvir alla Spianata: "Qui comando io"
Il ministro della Sicurezza Nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir, esponente dell'estrema destra, si è recato oggi presso il complesso della moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme, dichiarando di voler ampliare l'accesso ai fedeli ebrei e provocando la reazione critica della Giordania. L'area, situata nella Città Vecchia, rappresenta uno dei luoghi più sensibili della regione: è conosciuta come Monte del Tempio per gli ebrei, che la considerano il sito più sacro, mentre per i musulmani è il terzo luogo santo dell'Islam. In base a un accordo consolidato da decenni, la gestione è affidata a un ente religioso giordano; agli ebrei è consentita la visita, ma non la preghiera. Qualsiasi ipotesi di modifica di questo equilibrio ha in passato generato tensioni e violenze. "Oggi mi sento il padrone qui", ha affermato Ben-Gvir in un video diffuso dal suo ufficio. "C'è ancora molto da fare e da migliorare. Continuo a sollecitare il primo ministro Benjamin Netanyahu: dobbiamo puntare sempre più in alto".
Scontri al confine: tensione tra Israele e Hezbollah nel sud del Libano
Nel sud del Libano, nei pressi del confine con Israele, si sono registrati scontri "intensi" tra Hezbollah e le forze israeliane, in particolare nella zona di Bint Jbeil. A riferirlo è l'agenzia libanese Nna, secondo cui il movimento filo-iraniano avrebbe anche rivendicato attacchi con droni e missili contro obiettivi militari israeliani in altre località dell'area. Il Times of Israel riporta inoltre che, nelle prime ore della giornata, sono risuonate le sirene d'allarme a Kiryat Shmona e nei dintorni. L'Idf ha fatto sapere che, in quell'occasione, un drone ritenuto lanciato da Hezbollah sarebbe stato "probabilmente intercettato".
Vance: contatti continui con Trump durante i colloqui
Il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance ha spiegato di essere rimasto "costantemente" in contatto con il presidente Donald Trump nel corso dei negoziati trilaterali con l’Iran tenuti in Pakistan. "Abbiamo parlato con il presidente senza interruzioni. Non saprei dire quante volte, forse sei o anche dodici nelle ultime 21 ore", ha dichiarato ai giornalisti durante una conferenza stampa prima di lasciare Islamabad, come riportato da Cnn. Vance ha inoltre riferito di aver mantenuto stretti contatti con altri esponenti di alto livello dell’amministrazione statunitense, tra cui il Segretario di Stato Marco Rubio, il capo del Pentagono Pete Hegseth, il Segretario al Tesoro Scott Bessent e l’ammiraglio Brad Cooper, responsabile del Comando Centrale Usa. "Il coordinamento con il team è stato costante, perché stavamo trattando con serietà e buona fede", ha concluso.
Teheran: "Nessuna fiducia nella controparte americana"
"La controparte non è riuscita a ottenere la fiducia della delegazione iraniana in questo round negoziale". Così Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano e capo della delegazione impegnata nei colloqui con Washington, ha commentato su X l’esito delle trattative.
Nodi irrisolti: Hormuz, uranio e fondi bloccati frenano l’intesa
Secondo quanto riportato dal "New York Times", che cita due funzionari iraniani informati sui fatti, tre questioni chiave avrebbero impedito il raggiungimento di un accordo tra Stati Uniti e Iran a Islamabad: la riapertura dello Stretto di Hormuz, le riserve iraniane di uranio arricchito e lo sblocco di fondi congelati all’estero.
Le fonti indicano che la delegazione guidata da Vance avrebbe richiesto l’immediata riapertura dello stretto al traffico marittimo, proposta respinta da Teheran, che considera il controllo dell’area una leva strategica da mantenere fino a un’intesa definitiva. Sul fronte nucleare, Washington continua a chiedere che l’Iran ceda o venda l’intera scorta di 408 chilogrammi di uranio altamente arricchito, senza che sia stato trovato un compromesso. Rimane inoltre irrisolta la richiesta iraniana di accedere a circa 27 miliardi di dollari di fondi bloccati all’estero e di ottenere compensazioni per i danni subiti nei bombardamenti, condizioni rigettate dagli Stati Uniti.
Riprende il traffico: tre superpetroliere attraversano Hormuz
Nonostante il fallimento dei negoziati, nella giornata di ieri tre grandi petroliere cariche di greggio avrebbero attraversato lo Stretto di Hormuz. Lo riferisce SkyNews, citando dati di monitoraggio delle rotte marittime e analisi del traffico globale. Si tratterebbe delle prime navi a lasciare il Golfo dopo l’accordo di cessate il fuoco tra Washington e Teheran. Tuttavia, centinaia di petroliere restano ancora ferme nella regione, in attesa di poter salpare durante la tregua.
Trump rilancia ipotesi di blocco navale contro l’Iran
Il presidente Donald Trump ha condiviso sul proprio social Truth un articolo che ipotizza l’adozione di un "blocco navale" nel Golfo Persico per colpire economicamente l’Iran in caso di mancato accordo. Il contenuto, pubblicato dal sito Just the News e intitolato "La carta vincente che il presidente ha se l’Iran non cede: un blocco navale", è stato rilanciato alle 6:16 del mattino, in coincidenza con le notizie sul fallimento dei colloqui di Islamabad comunicate dallo stesso Vance. L’articolo sostiene che una simile strategia, già utilizzata in passato contro il Venezuela, potrebbe "soffocare un’economia iraniana già fragile e aumentare la pressione diplomatica su Paesi come Cina e India, privandoli di una delle principali fonti di approvvigionamento petrolifero". Viene inoltre citata l’opinione di alcuni esperti secondo cui "Trump potrebbe aggirare il controllo iraniano su Hormuz con un blocco ancora più incisivo".
Petroliere invertono la rotta nello Stretto di Hormuz
Due "superpetroliere" senza carico, dirette verso il Golfo Persico attraverso lo Stretto di Hormuz, hanno cambiato improvvisamente direzione poco prima di raggiungere l’isola iraniana di Larak, proprio mentre i colloqui tra Stati Uniti e Iran in corso a Islamabad venivano considerati falliti. Lo riporta Bloomberg, citando dati di tracciamento navale. Le due imbarcazioni, una con bandiera maltese e l’altra pakistana, avrebbero invertito la rotta in prossimità di un "checkpoint" sotto controllo iraniano. Una terza nave, battente bandiera liberiana, ha invece proseguito il viaggio, anche se la sua destinazione resta incerta.
Teheran: stallo su nodi cruciali nei colloqui
Il ministero degli Esteri iraniano ha spiegato che il mancato accordo con Washington è dovuto a "divergenze su due o tre questioni chiave". Il portavoce Esmaeil Baqaei, intervenendo alla televisione di Stato, ha dichiarato che "i negoziati non si sono conclusi con un’intesa". Pur senza entrare nei dettagli, ha sottolineato che su alcuni punti le delegazioni avevano raggiunto "una comprensione reciproca". Tra i temi affrontati anche lo Stretto di Hormuz, senza però riferimenti al dossier nucleare.
Delegazione iraniana lascia Islamabad
Dopo il fallimento dei negoziati, anche la delegazione iraniana ha lasciato il Pakistan. La notizia è stata diffusa dall’agenzia Mehr.
Trump rilancia l’ipotesi di blocco navale
A colloqui conclusi senza risultati, il presidente statunitense Donald Trump ha condiviso su Truth Social un articolo che ipotizza un possibile blocco navale contro l’Iran. Il testo suggerisce che una simile misura potrebbe "strangolare l’economia iraniana" e mettere sotto pressione anche Paesi come Cina e India, dipendenti dal petrolio di Teheran. Secondo l’articolo, questa strategia richiamerebbe quella già adottata contro il Venezuela, definita "di successo".
Teheran: nessuna aspettativa di accordo immediato
"Nessuno si aspettava un’intesa già nelle prime fasi dei negoziati". Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, commentando i colloqui mediati dal Pakistan.
Islamabad invita al rispetto della tregua
Il ministro degli Esteri pakistano Ishaq Dar ha esortato entrambe le parti a rispettare il cessate il fuoco. "È essenziale che gli impegni presi vengano mantenuti", ha affermato, ribadendo il ruolo del Pakistan come facilitatore del dialogo tra Iran e Stati Uniti anche nei prossimi giorni.
Vance lascia il Pakistan dopo lo stallo
Il vicepresidente americano JD Vance ha lasciato Islamabad poco dopo aver commentato il fallimento dei colloqui. È partito a bordo dell’Air Force Two nelle prime ore del mattino, salutando le autorità pakistane prima della partenza.
Media iraniani accusano Washington
Secondo la televisione di Stato iraniana, il fallimento dei negoziati sarebbe legato alle "richieste irragionevoli" avanzate dagli Stati Uniti, come riportato anche da Al Jazeera.
Ultimatum di Vance: "È la nostra proposta finale"
Nel suo intervento a Islamabad, Vance ha lanciato un messaggio diretto a Teheran: "Devono capire che questa è la nostra offerta migliore e definitiva". Ha aggiunto che resta da vedere se l’Iran deciderà di accettarla.
Nodo nucleare ancora irrisolto
Il vicepresidente americano ha indicato come principale punto critico la questione nucleare. "Dobbiamo ottenere un impegno chiaro a non sviluppare armi nucleari né le capacità per farlo rapidamente", ha dichiarato, sottolineando che tale garanzia non è ancora arrivata. "La domanda è se esista una volontà reale e duratura: al momento non l’abbiamo vista".
Washington: Teheran ha rifiutato le condizioni
"Torniamo negli Stati Uniti senza un accordo", ha affermato Vance, spiegando che Washington aveva chiarito le proprie "linee rosse" e le possibili aperture. "Gli iraniani hanno scelto di non accettare le nostre condizioni".
Nessuna intesa dopo lunghe trattative
Vance ha infine riassunto l’esito dei colloqui: "Abbiamo avuto 21 ore di discussioni intense, questo è positivo. Ma non siamo riusciti a raggiungere un accordo". Ha poi aggiunto che si tratta di "una cattiva notizia soprattutto per l’Iran, più che per gli Stati Uniti".