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Mosca è debole anche grazie al ruolo dell'Italia

di Mario Sechi mercoledì 22 aprile 2026

2' di lettura

La fogna a cielo aperto del guitto di Putin contro Giorgia Meloni non è solo la rappresentazione del fetido discorso della propaganda russa, è la manifestazione della debolezza del Cremlino. Vladimir Solovyev è il cantore del regime, l’uomo dei manifesti ideologici per il popolo. Finito il rumore, il segnale che resta non è l’insulto televisivo, ma la sproporzione tra la volgarità propagandistica e la realtà sul campo di battaglia: la Russia è impantanata, subisce perdite su tratti del fronte, soffre l’abilità dell’Ucraina nella nuova guerra dei droni (in aria e in mare) e, dopo quattro anni, non avanza, il racconto della “vittoria russa” sul terreno non c’è, questo alimenta il ricorso alla propaganda.

Il Cremlino non ha una exit strategy e punta solo al logoramento dell’alleanza occidentale, mentre l’attenzione si è spostata sull’Iran e sul Golfo con l’ipotesi di un ritorno ai bombardamenti nel giro di poche ore, già ventilata da Donald Trump. In questo quadro, la leva è politica, non militare, e passa per l’asse europeo in cui Roma ha agito da cardine, la vera molla che ha fatto scattare l’assalto animalesco di Solovyev: il posizionamento fermo di Giorgia Meloni, del centrodestra, che ha contribuito a tenere unita la coalizione pro-Kiev, evitando defezioni a catena e impedendo a Mosca di entrare nella capitale. Se l’Italia arretra, è la scommessa di Vladimir Putin, si provoca la slavina e poi la valanga, il ripiegamento europeo e il passo e chiudo americano. In Italia tra un anno si vota, i russi hanno già in piedi l’operazione di disinformatia.

La forza dell’Italia in questo quadro non si misura sulla fornitura di armi, sull’assistenza economica, ma sull’intelligente posizionamento politico che Meloni ha deciso fin dal primo giorno di governo. È la differenza che passa tra i politicanti che oggi parlano di pace (senza mappa e bussola) e la statista che ha scelto la via più difficile, quella che si paga oggi con i voti persi ma che fa guadagnare il diritto domani di potersi guardare in faccia di fronte allo specchio della storia.

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