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L'Eurasia e noi: dove si gioca il destino del nostro mondo

Strategie e alleanze: ecco come comprendere le cause, la natura e lo sviluppo miliare e politico della guerra in corso nel Grande Medio Oriente
di Giulio Sapelli venerdì 24 aprile 2026

3' di lettura

Il pensiero di Nicholas Spykman è essenziale per comprendere le cause, la natura e perfino lo sviluppo miliare e politico della guerra in corso nel Grande Medio Oriente, senza che una soluzione appaia all’orizzonte. Guerra come serie di guerre endemiche, che sconvolge e sconvolgerà tutti i rapporti di potenza mondiale che si sono posti in movimento senza ancora trovare un equilibrio, frutto di un concerto delle nazioni crollato con l’Unione Sovietica. Una vicenda drammatica, che dura da circa trent’anni e che sconvolgerà il mondo ancora per circa un altro trentennio.

Nicholas Spykman, formatosi in Olanda e in Germania sui testi della sociologia tedesca e in primis sugli studi del grande George Simmel negli anni Venti e Trenta del Novecento, così come studiava le forme dell’interazione sociale come frutto della spontanea volontà degli attori, studiò le relazioni tra le nazioni, nel flusso delle trasformazioni scientifiche e diplomatiche che più di ogni altro fattore determinano la pace e la guerra. Spykman, naturalizzato nord americano e precocemente scomparso a New Haven il 26 giugno 1943, a soli cinquant’anni, circa un anno e mezzo dopo l’entrata in guerra degli Stati Uniti, fece in tempo a dettare le linee fondative della politica estera nord americana, non solo nel corso del conflitto, ma altresì del secondo dopoguerra. Potenza di una immensa cultura. La sua teoria del Rimland consente - tanto più oggi - di comprendere come le sorti del mondo si giochino attraverso il controllo della fascia costiera dell’Eurasia, ossia del cosiddetto Rimland, e non, secondo la teoria del più famoso “geopolitico” Mackinder, sul controllo e sul dominio dell’Heartland ossia a quella zona centrale dell’Eurasia (Russia interna e Asia centrale). Chi controllava quest’area, inaccessibile via mare, dominava - si pensava un tempo e purtroppo in forme dominanti ancora oggi - l’isola-mondo (Eurasia + Africa) e di conseguenza il mondo. Spykman è, invece, il grande teorico dell’imperialismo globalizzato, centralizzato e interconnesso, tramite il flusso ininterrotto dei mari e di quelle loro coste che sono punti di appoggio per le tecnologie dello spazio e del mare, senza soluzioni di continuità, grazie allo sviluppo delle opportune tecniche: chi domina il Rimland controlla l’Eurasia, e chi controlla l’Eurasia domina il mondo, diceva. Una teoria potente e di rara capacità di convinzione delle anime prive di quei pregiudizi che avevano sino ad allora caratterizzato sia le teorie diplomatiche, sia le teorie militari come dimostrarono tragicamente le vicende della Seconda guerra mondiale, con il crollo della Linea Maginot sotto le bombe tedesche e la tragedia inaspettata di Pearl Harbor che i giapponesi non portarono a termine per il mancato controllo delle coste e l’impossibilità di rifornirsi per un secondo attacco. È inutile ch’io ripeta una descrizione di cosa accade oggi nel corso del conflitto contro l’Iran pre-atomico che bisogna privare della sua capacità di potenza annichilente, mentre è necessario ricacciare indietro le armate imperiali russe in Ucraina.

Il problema è il fatto che tanto gli Stati Uniti quanto Israele si sono mossi in guerra senza aver prima elaborato una strategia delle alleanze con le potenze del Rimland e non solo del Patto di Abramo: Vietnam, Corea del Sud e soprattutto l’emergente India, che ha avuto dalla storia il compito di governare, con il Giappone, appunto il Rimland, e così frenare la Cina, nei confronti della quale un conflitto simile a quello oggi in corso con l’Iran si rivelerà presto inevitabile, salvo il crollo economico del gigante demografico, divenuto fabbrica globale e che minaccia tutto il mondo non solo con le sue armi, ma altresì con l’eccesso di produzione manifatturiera che riversa su tutte le nazioni. Non saranno i dazi a fermarla. A fermarla sarà una nuova teoria della deterrenza, non più atomica, ma fondata sul controllo militare e di conseguenza economico del mari da parte delle potenze europee, in accordo con gli Stati Uniti e Israele e le potenze transatlantiche per eccellenza. La Gran Bretagna, è vero, è in decadenza, ma costituisce ancora l’anello di congiunzione tra il dominio dei mari caldi e l’Artico e, dal canto loro, le potenze antipodali (Australia, Indonesia e Nuova Zelanda) consentiranno il controllo dell’Antartide e un antemurale alla Cina. Lì dove si giocheranno le sorti del futuro mondo. Sempre in pericolo, ma che continua a esistere.

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