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Donald Trump in Cina, "accordi fantastici" e l'ombra di Taiwan: bilanci e sospetti

venerdì 15 maggio 2026

3' di lettura

Tre giorni di incontri, simboli diplomatici e dossier internazionali sul tavolo. Donald Trump ha concluso la sua visita di Stato in Cina con un ultimo faccia a faccia con Xi Jinping nel cuore del potere cinese, Zhongnanhai, il complesso riservato alla leadership di Pechino adiacente alla Città Proibita. Un accesso altamente simbolico, raramente concesso ai leader stranieri, che ha rappresentato il suggello politico di una missione destinata a segnare un nuovo capitolo nei rapporti tra Washington e Pechino. Ma dietro gli annunci di collaborazione economica e i toni distensivi restano nodi profondi: su tutti Taiwan, che Xi considera una linea invalicabile, con il rischio di uno scontro diretto tra le due superpotenze sullo sfondo.

La visita del presidente americano, la prima in Cina dopo il ritorno alla Casa Bianca nel gennaio 2025, si è chiusa con un pranzo di lavoro e una passeggiata nei giardini di Zhongnanhai insieme al leader cinese. Al termine degli incontri, Trump ha lasciato Pechino a bordo dell’Air Force One dopo una cerimonia di commiato curata nei minimi dettagli: guardia d’onore, tappeto rosso e scolaresche cinesi che sventolavano bandiere dei due Paesi mentre scandivano cori di saluto.

Prima di salire sull’aereo, il presidente americano si è voltato dalla scaletta, ha alzato il pugno e ha salutato la folla. Un’immagine destinata a diventare una delle fotografie simbolo della missione diplomatica.

Nel corso dei colloqui, durati oltre due ore alla Grande Sala del Popolo, Trump e Xi hanno affrontato alcuni dei dossier più delicati dello scenario globale: dalla guerra in Iran alla sicurezza dello Stretto di Hormuz, fino al conflitto in Ucraina e alla crescente tensione nell’Indo-Pacifico. Particolarmente sensibile il confronto su Taiwan, considerata da Pechino una questione interna non negoziabile. Xi avrebbe lasciato intendere con chiarezza che un eventuale confronto militare resta un’ipotesi concreta qualora la situazione dovesse precipitare.

Sul fronte mediorientale, Trump ha rivendicato una sostanziale convergenza con il presidente cinese. "Abbiamo parlato di Iran" e "la pensiamo in modo molto simile su come vorremmo finisse", ha dichiarato il tycoon ai giornalisti al seguito. "Non vogliamo abbiano un'arma nucleare. Vogliamo lo Stretto (di Hormuz) aperto".

Il presidente cinese, dal canto suo, ha parlato di risultati significativi ottenuti durante la visita americana. "Con Donald Trump abbiamo raggiunto importanti intese comuni sul mantenimento di legami economici e commerciali stabili, sull'espansione della cooperazione pratica in vari campi e sull'affrontare in modo adeguato le reciproche preoccupazioni", ha affermato Xi, secondo quanto riferito dai media di Stato cinesi. Il leader di Pechino ha inoltre sottolineato la necessità di rafforzare il coordinamento tra le due potenze sui principali temi regionali e internazionali, sostenendo che la visita abbia contribuito ad accrescere la fiducia reciproca.

Trump, al termine del summit, ha parlato di "fantastici accordi commerciali", anche se restano aperte numerose questioni economiche, comprese le minacce reciproche di nuovi dazi. Alla missione hanno preso parte anche importanti figure del mondo tecnologico statunitense, tra cui Elon Musk per Tesla, Tim Cook per Apple e Jensen Huang per Nvidia, a conferma del peso strategico delle relazioni economiche tra i due Paesi.

Xi ha inoltre voluto imprimere alla visita un forte significato simbolico scegliendo luoghi strettamente legati alla tradizione agricola cinese. Giovedì i due leader avevano visitato il Tempio del Cielo, storicamente sede dei rituali imperiali dedicati alla prosperità agricola. L’ultimo pranzo ufficiale si è invece svolto nel Chun’ou Zhai, edificio storico all’interno di Zhongnanhai il cui nome significa "Radici di loto primaverili". Un luogo che richiama l’antico legame tra potere imperiale e fertilità della terra: qui l’imperatore Qianlong si recava per contemplare il celebre dipinto "I cinque bovini" dopo le cerimonie dedicate al dio dell’agricoltura.

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