Non c’è stata nessuna fotografia di gruppo né una con la stretta di mano tra le due delegazioni: il primo incontro per i negoziati ufficiali tra Iran e Stati Uniti è iniziato così, sotto il segno del sospetto, ed è finito con l’abbandono della delegazione iraniana per protesta.
Di male in peggio. A dirigere il teatrino è stato l’astuto presidente del parlamento iraniano Mohammad Ghalibaf che, approfittando della presenza delle telecamere, ha deciso che la delegazione del suo Paese dovesse saltare la prevista cerimonia inaugurale, entrare successivamente nella sede dell’incontro a Lucerna e quindi andarsene a tempo debito. Tale postura contrita e per nulla benaugurante ha fatto seguito alle dichiarazioni rilasciate dal presidente Trump alla Fox che ha parlato di una conversazione avuta nella notte tra sabato e domenica con gli iraniani in cui li avrebbe avvertiti di non chiudere lo Stretto di Hormuz altrimenti «vi faremo saltare in aria», «non avrete più un Paese». «Non riuscirete nemmeno a tornare nel vostro fottuto Paese» ha detto, aggiungendo che gli Stati Uniti, se necessario, «potrebbero diventare i Guardian Angel dello Stretto e prendersi il 20% del petrolio».
Non è nemmeno chiaro se i colloqui siano stati a quattro o bilaterali, prima tra Stati Uniti e i mediatori di Qatar e Pakistan, quindi tra questi ultimi e l’Iran, come ha riferito la tv di Teheran. Smentita infine la notizia del rientro a casa della delegazione iraniana. Di chiaro c’è che i negoziati in corso si candidano per diventare i più stupidi di sempre, in cui appare evidente a chiunque che l’Iran non ha alcun interesse ad arrivare ad un accordo in fretta, preferendo una terra di mezzo tra la guerra e la non guerra in cui poter dichiarare di aver vinto, nella speranza anche di trascinare in un pantano pre-elettorale il presidente Trump.
BIBI E LO SPAURACCHIO SIRIANO
Il terzo incomodo è Israele che ovviamente non vuole un accordo che favorisca l’Iran in quanto l’unico ad avere qualche serio motivo per continuare il conflitto fino all’abbattimento definitivo di tutti i nemici. Intorno a questo teatrino gravitano, loro malgrado, tutti gli altri, compreso il vicepresidente J.D. Vance, costretto per l’occasione a guidare la delegazione americana e a cercare di interpretare, come un aruspice, le mosse del capo. Ieri Vance ha parlato di «incontro storico» e «grandi passi in avanti», di «inizio di negoziato tecnico che non risolverà ogni divergenza, ma ci consentirà di sederci insieme come squadre, per la prima volta nella storia, per capire cosa conta di più per le rispettive parti, per appianare tali questioni, risolverle e arrivare a un domani migliore».
Insomma ha cercato di fare credere che in Svizzera, nonostante tutto, prevalga ancora un certo ottimismo, nonostante l’ennesima dichiarata chiusura «fino a nuovo ordine» dello Stretto annunciata dalle Guardie della Rivoluzione, nonostante l’ennesima rottura del cessate il fuoco tra Israele ed Hezbollah. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che le forze israeliane rimarranno nel sud del Libano «finché sarà necessario», mentre il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha dichiarato che il suo Paese sta pianificando un bilancio della Difesa che prevede una permanenza nel Paese dei cedri per anni: «finché Hezbollah non si disarmerà, non ci muoveremo di un millimetro» ha chiarito. In un post su Truth lo stesso Trump ha scritto che «l’Iran deve immediatamente impedire ai suoi miliziani ben pagati in Libano di causare problemi», minacciando di colpire il Paese «molto duramente» se non lo faranno, «proprio come abbiamo fatto la settimana scorsa, solo più duramente!!!». E nella stessa intervista alla Fox ha dichiarato di essere deluso dal fatto che Israele non abbia sconfitto Hezbollah e rivelando di essere vicino a dare al presidente siriano Ahmed al-Sharaa il potere di intervenire, rischiando di far saltare il Medioriente.
DA HORMUZ SI PASSA
A sua volta Hezbollah ha comunicato in una nota diramata dai media iraniani di non nutrire alcuna speranza che i colloqui diretti tra le autorità libanesi e israeliane a Washington possano portare a risultati positivi, «poiché la loro base è errata». In una miriade di dichiarazioni alla rinfusa va segnalata anche quelle del segretario americano all'Energia Chris Wright che contraddicendo i pasdaran ha dichiarato che almeno 67 navi hanno attraversato lo stretto di Hormuz nelle ultime ore, scortate dall'esercito statunitense attraverso una rotta marittima pesantemente minata. «Quello che stiamo dimostrando agli iraniani è che possiamo garantire il flusso di traffico attraverso lo Stretto di Hormuz con o senza di loro», ha dichiarato alla Fox.