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Mark Rutte? Delirio della sinistra: "Messinscena Trump-Meloni"

di Fausto Carioti giovedì 25 giugno 2026

4' di lettura

Ogni giorno l’olandese Mark Rutte, segretario generale della Nato, si sveglia e sa che dovrà inventarsi qualcosa per conquistare la benevolenza di Donald Trump. È lui che un anno fa, durante un vertice dell’Alleanza atlantica, chiamò pubblicamente il presidente americano «daddy», paparino. La domanda, allora, è se abbia detto all’emittente Fox News la frase che ha scandito la giornata politica di ieri («Cinquecento aerei statunitensi sono decollati dalle basi americane in Italia per supportare l’operazione» degli Stati Uniti contro l’Iran) allo scopo di mettere in bella luce il ruolo dei membri europei della Nato o per creare problemi a Giorgia Meloni, come ipotizzano fonti di governo. Non che cambi qualcosa. Dal ministero della Difesa esce una replica durissima: «Sorprende che il segretario della Nato, che nulla ha a che fare con l’operazione Epic Fury, faccia una ricostruzione che trasmette un messaggio totalmente fallace confondendo la tipologia dei voli autorizzati».

Il tono è quello che si usa per smentire i giornalisti che scrivono baggianate: «Sarebbe bastato un approfondimento alla fonte per poter avere la reale rappresentazione di ciò che è avvenuto (e avviene ogni giorno): l’Italia autorizza esclusivamente i voli che sono previsti dai trattati e che escludono totalmente le attività cinetiche», ovvero le operazioni in cui si spara e si sganciano bombe. Le uniche attività autorizzate, infatti, sono state quelle «di natura tecnica e logistica» previste «dagli accordi esistenti». Nella stessa nota si fa sapere a Rutte, e con lui all’opposizione che subito ha cavalcato le sue parole, che «l’Italia, e il ministero della Difesa, hanno sempre operato nel pieno rispetto della Costituzione, dei trattati internazionali, degli indirizzi parlamentari e degli accordi che regolano la presenza e l’utilizzo delle basi alleate sul territorio nazionale, senza autorizzare né consentire attività al di fuori delle previsioni vigenti». Le volte in cui è giunta «una richiesta che esulava da questo perimetro, come è noto, l’Italia non ha concesso l’autorizzazione». Il riferimento è proprio a Trump e alla sua accusa per cui «l’Italia si è comportata molto male». Se avesse avuto le basi a disposizione, perché mai il capo della Casa Bianca se la sarebbe presa in quel modo?

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Importante anche il passaggio in cui si fa notare a Rutte che la Nato «non ha nulla a che fare» con Epic Fury, che è un’operazione statunitense. Vuol dire che le regole per l’uso delle basi non sono quelle dell’Alleanza, ma i due accordi bilaterali Italia-Usa firmati nel 1954 e coperti da segreto di Stato. Peraltro, da fonti informate si apprende che Rutte ha detto il falso non solo sulla natura dei voli, ma pure sul loro numero, che è assai inferiore a cinquecento. La tensione si alza al punto che deve entrare in scena la portavoce della Nato, Allison Hart, per una “precisazione” che smentisce quanto detto dal suo capo: «Il segretario generale ha sottolineato come gli alleati, Italia compresa, stiano attuando gli accordi bilaterali esistenti in materia di basi e sorvoli. Il tipo di supporto a cui si riferiva riguarda il supporto logistico o tecnico».

Interviene anche Guido Crosetto. «Non ho problemi a riferire in aula», risponde alle sinistre, «come non ho problemi ad autorizzare qualcuno della Difesa a riferire, aereo per aereo, i voli che sono stati autorizzati». «Quelli che fanno polemica», dice il ministro, «dovrebbero sapere che parliamo della gestione tecnica di accordi di cui si occupano le strutture tecniche della Difesa e non di scelte politiche che variano». È un passaggio politicamente cruciale: significa che il governo Meloni non ha fatto nulla di diverso da quelli che lo hanno preceduto. È la stessa cosa che dice l’ambasciatore statunitense a Roma, Tilman J. Fertitta: «Abbiamo un accordo bilaterale con l’Italia da decenni, in base al quale ci sosteniamo a vicenda, e ho sempre visto entrambe le parti rispettare i propri impegni». Insomma: quando a Palazzo Chigi ci sono stati Prodi, D’Alema, Letta, Renzi, Gentiloni e Conte, il governo italiano rispettava quegli accordi, che nessuno di loro ha denunciato.

Tantomeno lo ha fatto Conte. Che pure ha usato le parole di Rutte per attaccare il governo con argomenti pacifisti: «Dall’Italia sono partiti cinquecento velivoli per alimentare una guerra illegittima che ha fortemente danneggiato la nostra economia». Angelo Bonelli arriva a ipotizzare una grande macchinazione di Trump e Meloni: «A questo punto è lecito pensare che gli scambi di accuse siano stati una sceneggiata per coprire il sostegno militare garantito dalle basi italiane agli aerei Usa». I capigruppo del Pd dicono che «o Rutte è un bugiardo o Meloni ha mentito al parlamento e al Paese». Replicano dalla Difesa: «Chi accusa il governo di aver mentito dovrebbe prima confrontarsi con i fatti e con le precisazioni ufficiali intervenute successivamente». E se davvero fossero resi pubblici i dati «volo per volo» dell’uso di quelle basi in passato, commentano negli ambienti di governo, uscirebbero cose molto interessanti.

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