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Nato, il regalo di Erdogan ai leader? Una pistola con inciso il loro nome

di Redazione giovedì 9 luglio 2026

3' di lettura

Il vertice Nato di Ankara, conclusosi ieri, mercoledì 8 luglio, aveva un tema tutt'altro che leggero: l'aumento delle spese militari dei Paesi alleati. Ma a fare da contrappunto, quasi a voler prendere alla lettera l'agenda del summit, ci ha pensato il padrone di casa. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha infatti regalato a ciascun leader presente una pistola con il proprio nome inciso sopra, corredata di una scatola di munizioni. A raccontarlo è stato il primo ministro britannico Keir Starmer, che ne ha parlato ai giornalisti sul volo di rientro a Londra. Erdogan, ha spiegato, aveva allegato anche una nota che esentava le armi dai controlli doganali sulle esportazioni turche. Starmer - al suo ultimo appuntamento internazionale da premier, dopo l'annuncio delle dimissioni lo scorso 22 giugno - ha però preferito lasciare la pistola in Turchia, poiché introdurla nel Regno Unito sarebbe stato illegale.

Diversa la scelta di Giorgia Meloni, destinataria dello stesso omaggio riservato agli altri leader, che ha invece portato l'arma in Italia. Secondo quanto riferiscono fonti governative all'Adnkronos, l'operazione si è svolta seguendo le procedure previste: la pistola è stata presa in carico da personale autorizzato a maneggiare armi e, una volta rientrati in Italia, sono state avviate le procedure per denunciarne il possesso. L'arma è stata quindi registrata a Palazzo Chigi, come avviene per tutti i doni ricevuti dal premier, ed è entrata nella disponibilità della Presidenza, protocollata come ogni altro omaggio. Anche in questo caso, a rendere possibile il trasporto è stato il documento fornito da Erdogan per l'uscita dell'arma dal Paese. 

Questo è bastato per scatenare il delirio di Angelo Bonelli. "Il gesto di Erdoğan al vertice Nato di Ankara — un revolver carico, inciso con il nome, consegnato a ogni leader presente — non è folklore diplomatico. È l'immagine plastica di una Nato che dice di garantire la pace e intanto distribuisce armi da fuoco come gadget tra capi di Stato. Il premier britannico Starmer ha avuto almeno la dignità istituzionale di ammettere l'imbarazzo, lasciando l'arma in Turchia - prosegue Bonelli - perché la legge del suo Paese non gli permette di portarla a casa. Dal governo italiano, invece, silenzio totale: nessuna dichiarazione, nessuna trasparenza su cosa sia stato fatto del 'regalo' ricevuto dal nostro rappresentante ad Ankara".

E ancora: "È lo stesso silenzio che accompagna le scelte del governo Meloni sulla politica estera e sul riarmo: adesione al ricatto di Trump del 5% del Pil, aumento della spesa militare, nessun vero dibattito parlamentare sulle priorità strategiche del Paese. La differenza tra una spesa militare al 5% e il precedente plateau del 2% significherebbe per l'Italia circa 500 miliardi di euro in più da qui al 2035. Risorse sottratte a sanità, scuola, welfare e transizione ecologica per alimentare un riarmo che non produce sicurezza, ma nuove tensioni e nuovi profitti per l'industria bellica".

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