«Mamdani? No grazie». Cresce la protesta dei familiari delle vittime dell’11 settembre contro la possibile partecipazione del sindaco di New York Zohran Mamdani alle commemorazioni per il 25° anniversario degli attentati a Ground Zero. Un gruppo di parenti delle quasi 3.000 persone uccise negli attacchi di al-Qaeda ha lanciato una petizione per chiedere che al primo cittadino, musulmano, venga negato l’accesso alla cerimonia.
A guidare l’iniziativa è Giovanni Galante, agente immobiliare originario di Brooklyn oggi residente in Florida, la cui moglie Grace Catherine Galante, 29 anni, morì negli attentati. Galante ha dichiarato al New York Post che l’obiezione nasce dal «mancato riconoscimento significativo dell’orrore di quel giorno» da parte di Mamdani e dai suoi legami con persone che avrebbero minimizzato l’11 settembre o difeso i terroristi. «Questo giorno è sacro per noi», ha aggiunto l’italoamericano. «Non è una questione politica: sarebbe un ospite indesiderato a una cerimonia profondamente personale».
La petizione ha superato le mille firme in pochi giorni, tra cui almeno 300 di familiari delle vittime, con l’obiettivo di convincere politici locali e il 9/11 Memorial & Museum, l’organizzazione no-profit che gestisce la cerimonia presso l’ex sito delle Torri Gemelle, a escludere il sindaco dall’evento. Tra le accuse rivolte a Mamdani figurano la sua reticenza a condannare lo slogan islamista «globalizzare l’intifada», l’elogio pubblico per l’imam estremista di Brooklyn Siraj Wahhaj e i legami con il commentatore Hasan Piker, che in passato sostenne che gli Stati Uniti «si fossero meritati» gli attacchi dell’11 settembre.
I promotori citano anche alcuni scritti del padre del sindaco, il professore della Columbia University Mahmood Mamdani, e la nomina a chief counsel della città di Ramzi Kassem, avvocato che in passato ha difeso un uomo dichiaratosi colpevole di coinvolgimento in un attentato legato ad al-Qaeda. Gli alleati di Mamdani, dal canto loro, definiscono la campagna un «tentativo islamofobo» di allontanare il primo sindaco musulmano della città da un momento di lutto collettivo.