«Ci sono ancora migliaia di persone in strada, che vengano a vedere con i loro occhi», dice un residente di Ceuta alla trasmissione radiofonica “La Trinchera de Llamas” in onda su EsRadio, smentendo la versione ufficiale del governo secondo cui ormai tutti gli invasori sarebbero tornati in Marocco. Il presidente della città autonoma, Juan Jesús Vivas (centrodestra), conferma: siamo ben lontani dalla normalità. Gran parte dei negozi sono ancora chiusi e tra i cittadini regna un senso di paura, impotenza e senso di abbandono. El Mundo parla di bande di migranti che vagano senza meta in centro, riconoscibili in quanto perlopiù scalzi, sporchi e malandati dopo alcune notti all’addiaccio; in periferia sono gruppi di centinaia di persone. Cercano qualcosa da mangiare nei negozi che hanno timidamente iniziato a riaprire, altri sono alla ricerca di un cellulare per chiamare casa. In molti di questi quartieri, come ad esempio a Villa Jovita, alcuni residenti si sono organizzati in pattuglie improvvisate per sorvegliare le strade e hanno persino eretto delle barricate per impedire l’accesso ai nordafricani.
Sono in queste zone che si contano i danni maggiori, con alcune attività saccheggiate e arredo urbano distrutto. Ancora più danni si sono registrati nella vicina città marocchina di Fnideq messa a ferro e fuoco dalle decine di migliaia di espulsi da Ceuta. Qui si contano almeno 70 arresti, alcuni dei quali anche per tentato omicidio. Scontri si sono verificati nella stessa Ceuta in particolare al di fuori del Centro di Detenzione per Stranieri, il CETI, che era completamente pieno già prima dell’ondata di giovedì. Gli arrivi nell’exclave infatti sono quotidiani, una decina di persone al giorno che le autorità marocchine lasciano passare per ricordare alla Spagna che sono loro a controllare i flussi. Dopo l’intervento della polizia è stato consentito l’ingresso al CETI solo a donne e bambini, quindi a nessuno visto che la quasi totalità dell’orda arrivata giovedì era composta di giovani uomini adulti. Risse tra immigrati si sono verificate un po’ in tutta la città, con almeno un accoltellamento e un ferito grave. I morti accertati sono saliti a 87.
BARRIERA MARINA ANTI-INGRESSI
Per contenere una nuova ondata a Ceuta è iniziata ieri l’installazione di una barriera fisica per impedire alle persone di attraversare a nuoto la diga frangiflutti di Tarajal. Si tratta in pratica di una barriera pneumatica lunga 500 metri ancorata a una linea di boe, con un’altezza compresa tra i 30 e i 70 centimetri circa sopra il livello del mare e una sezione sommersa profonda fino a un metro. Secondo il governo socialista la barriera, che è stata definita «ridicola» dal leader dei popolari Alberto Núñez Feijóo, impedirà anche ai migranti di beneficiare della sentenza della Corte Suprema, quella che ha stabilito che i rimpatri sommari di coloro che arrivano senza attraversare fisicamente i confini fisici, cioè via mare, non sono consentiti e che di fatto ha scatenato l’ondata migratoria. Il leader dell’opposizione accusa piuttosto il premier Sánchez di essere stato a conoscenza di informazioni che indicavano un potenziale afflusso massiccio di immigrati ma di non aver fatto nulla per impedirlo. «Abbiamo il diritto di sapere dal governo perché non ha agito», ha dichiarato in una conferenza stampa a Ceuta. Feijoo parla anche di «occupazione premeditata e senza precedenti di territorio spagnolo» puntando il dito contro Rabat.
«La Spagna vuole e deve mantenere un rapporto col Marocco basato sul rispetto reciproco, sulla cooperazione e sul buon vicinato» ma, ha avvertito, «ogni buon rapporto tra Stati richiede reciprocità, trasparenza e buona fede». «La collaborazione non può dipendere dalle circostanze. Deve essere permanente, leale ed efficace», ha precisato il leader del Pp, le cui accuse fanno riferimento al fatto che l’invasione di Ceuta sia arrivata proprio dopo la visita di Sanchez in Algeria. Un riavvicinamento che a Rabat non è piaciuto, perché Algeri sostiene il Fronte polisario per l’autodeterminazione del Sahara occidentale. Un pasticcio di politica internazionale sul quale sta intervenendo anche il presidente americano Donald Trump, il quale ha inviato un messaggio a re Mohamed VI in cui ribadisce che gli Stati Uniti «riconoscono la sovranità del Marocco sul Sahara occidentale». Sanchez e Algeri sono avvisati.