Veni, vidi e partì per le lunghe ferie d’agosto. Pedro Sanchez ha già passato a Lanzarote quattro volte il tempo speso a Ceuta. Il premier spagnolo resterà sull’isola delle Canarie fino al 24 agosto, a meno che qualche extracomunitario disperato non gli rovini i programmi; d’altronde il turismo è l’architrave dell’economia iberica e il capo del governo forse pensa così di fare la sua parte. Nell’enclave iberica in terra di Marocco, invasa da cinquantamila immigrati clandestini, si era fermato invece solo un pugno d’ore, venerdì scorso, giusto il tempo di una visita al valico di frontiera e di incontrare il governatore e la polizia locale. Già pensava all’isola di sole e fuoco dove ha deciso di svacanzare e a cui è dedicato “El Baifo”, il brano da lui indicato come il preferito nella lista di canzoni che ha suggerito ai suoi connazionali prima di lasciare il continente (a se stesso).
MONARCHIA
Un grattacapo però il premier di certo se lo porterà in ferie dopo questa vicenda. Non sarà la sorte dei clandestini fatti remigrare con le maniere spicce, bensì i rapporti con la monarchia. Già prima della crisi migratoria, quando Sanchez aveva incontrato re Felipe a Palma di Maiorca, le relazioni tra i due non sembravano al loro meglio, almeno stando alle fotografia diffuse dalla Casa Reale, ma non dal governo, nelle quali il primo ministro pareva uno scolaretto a rapporto dal preside. Ceuta naturalmente ha fatto precipitare tutto.
I giornali spagnoli di ieri, di destra e sinistra, hanno dato un’interpretazione univoca alle parole del sovrano, che dopo essersi sentito telefonicamente con Pedro-pe, sabato ha espresso la sua «preoccupazione indignazione» per la situazione, chiedendo che non si ripeta. Parole forti, soprattutto in bocca a Felipe, da sempre estremamente compassato, e che sono state interpretate come un severo richiamo istituzionale all’esecutivo. «Con chi è indignato il re?», si chiedono oggi gli opinionisti iberici. Con il Marocco, per aver allentato il controllo alle frontiere e favorito il tentativo di esodo biblico? Più probabile con il governo spagnolo sembrerebbe, visto che l’invasione viene letta da tutti gli osservatori come conseguenza di un errore diplomatico del premier, che ha atteggiamenti ambigui con Rabat, che peraltro considera Ceuta come un proprio territorio indebitamente occupato da Madrid.
In sintesi, il Marocco si aspetta accordi commerciali, investimenti, trasferimenti tecnologici, infrastrutture dalla Spagna per continuare a svolgere il ruolo di controllore del confine dall’invasione di profughi. Sanchez però nicchia, addirittura assume atteggiamenti ambigui rispetto alle pretese marocchine sul Sahara Occidentale, flirtando con l’Algeria, dove si era recato in visita subito prima della strage, il Paese rivale di Rabat e per questo alleato del Fronte Polisario, i ribelli della zona. Già qualche anno fa, quando Madrid accolse il leader degli autonomisti, Brahim Ghali, per ragioni mediche, il Marocco aveva reagito liberando l’accesso a Ceuta a ottomila clandestini in un giorno.
SPIAGGIA
Improbabile che tra le musiche e le spiagge di Lanzarote il premier trovi una qualche soluzione al problema del controllo del suo confine meridionale. Di certo, mentre lui prende il sole sull’isola, per questa settimana a Bruxelles, l’Unione Europea, dove 21 Paesi su 27 hanno accolto la richiesta dell’Italia di sospendere il trattato di Schengen con Madrid, ha fissato un vertice d’emergenza sulla crisi di Ceuta, sulle misure da prendere nei confronti della Spagna e su come evitarne un’altra. Secondo i dati Frontex infatti, l’allarme crescente sull’immigrazione clandestina in questo momento riguarda la rotta occidentale del Mediterraneo, dove gli ingressi sono aumentati del 17% nella prima metà di quest’anno, soprattutto a causa delle partenze dall’Algeria verso le coste iberiche. Un dato in controtendenza rispetto a quello degli attraversamenti avvenuti lungo la rotta del Mediterraneo orientale (-20%) e lungo quella del Mediterraneo centrale, che interessa l’Italia e che ha fatto registrare un -52% rispetto all’anno scorso.
Nel complesso comunque, fino a Ceuta, gli ingressi irregolari quest’anno erano in drastico calo: si erano fermati a 49mila, esattamente quelli avvenuti poi di botto in due giorni nell’enclave spagnola, che in un botto ha raddoppiato il conto. Mentre Pedro-pe si riposa, i suoi colleghi europei questa settimana avranno da lavorare; e chissà se la cartolina che gli spediranno da Bruxelles sarà di suo gradimento.