Vladimir Putin rispedisce al mittente l’ultima proposta per il Donbass. Ma non tutto è perduto, le missioni diplomatiche di Usa e ora anche del Vaticano non solo proseguono, ma si intensificano. A riportare il niet alla creazione nel Donbass di una zona economica di libero scambio amministrata da Washington è stato ieri il portavoce del presidente russo Dmitry Peskov che ha sottolineato come quella parte di Ucraina sia ormai «territorio della Federazione Russa, una sua entità federale». «È improbabile» ha aggiunto «che una terza parte possa occuparsi dell’amministrazione di una regione della Federazione Russa».
La proposta, avanzata personalmente dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, puntava alla creazione di una zona economica libera, amministrata dagli Stati Uniti, come area cuscinetto nell’ambito di un accordo di pace. Peskov non è entrato nei particolari, ha evitato ad esempio di commentare la possibilità di una moratoria reciproca sugli attacchi alle infrastrutture energetiche, ma ha ribadito che l’eventuale dispiegamento di contingenti militari di Paesi membri della Nato, come pianificato dai Volenterosi, «sarebbe inaccettabile».
UCRAINA O IRAN?
Tali dichiarazioni sono arrivate proprio mentre Mosca riceveva il capo della diplomazia vaticana, Paul Richard Gallagher, e mentre un aereo militare statunitense con a bordo il direttore della Cia John Ratcliffe atterrava a un aeroporto della capitale russa. Non ci sono particolari circa quest’ultima visita se non che sono previsti «una serie di importanti incontri», ma nei mesi scorsi l’Agenzia di intelligence americana aveva svolto un ruolo fondamentale in alcuni scambi di detenuti. Secondo il Financial Times la Cia avrebbe chiesto a Kiev di sospendere gli attacchi a Mosca almeno il tempo necessario per portare a termine la missione, il che ha dato adito a due interpretazioni.
La prima, quella sposata dai principali siti americani, è che l’Agenzia «non crede nella solidità delle difese aeree di Putin», la seconda è quella dell’approccio diplomatico che sarebbe certamente più complicato sotto le bombe. Nulla però è trapelato circa gli interlocutori russi di Ratcliffe o sui contenuti degli incontri. Washington infatti gioca su più tavoli diplomatici e quello con l’Iran, alleato di Mosca, interessa alla Casa Bianca più della questione ucraina.
Ben più chiaro lo scopo del viaggio di Gallagher che terminerà il 28 agosto, il primo del porporato dall’inizio della guerra. «Sia chiaro, questa guerra deve finire. Più a lungo durerà il conflitto, più difficile sarà raggiungere una soluzione adeguata», ha affermato Gallagher in conferenza stampa dopo l’incontro con il ministro degli Esteri Sergey Lavrov. Il massimo diplomatico vaticano ha confermato di aver ribadito a Lavrov l’appello di Papa Leone XIV a «porre fine alle ostilità e avviare negoziati autentici con il sostegno della comunità internazionale». «La posizione della Santa Sede è chiara: il conflitto non può essere risolto con mezzi militari. È essenziale creare le condizioni per un processo politico e diplomatico» ha proseguito invitando «entrambe le parti a mostrare apertura e buona volontà affinché questo dialogo possa diventare realtà al più presto». Da parte sua il ministro russo ha definito la conversazione «molto utile» annunciando la disponibilità della Russia a riprendere i contatti politici con il Vaticano a livello di viceministri degli Esteri. Gallagher ha comunque sottolineato che, nonostante le «divergenze sostanziali», entrambe le parti hanno trovato «punti di convergenza», come la necessità di mantenere aperti i canali di comunicazione e l’obbligo di proteggere la popolazione civile.
«GRAZIE A MATTARELLA»
A tale proposito l’Onu ha sottolineato ieri che luglio è stato il mese più letale per i civili ucraini dall’inizio della guerra. In particolare sono stati uccisi almeno 17 bambini e 166 sono stati feriti, il bilancio mensile più alto di vittime infantili da aprile 2022. Le Nazioni Unite hanno anche segnalato l’aumento delle vittime civili in Russia: 329 uccisi e 2.197 feriti tra gennaio e luglio. Ringraziamenti a Papa Leone XIV in occasione del 35º anniversario dell’indipendenza dell’Ucraina sono arrivati dal presidente Zelensky che ha sottolineato «il forte sostegno spirituale del Vaticano accompagnato da un aiuto concreto sul piano umanitario e in altri ambiti, compresi gli sforzi per riportare a casa i nostri bambini deportati dalla Russia e per contribuire al processo di pace». Zelensky ha anche ringraziato il presidente Mattarella «per l’incrollabile solidarietà dell’Italia», «per la comprensione reciproca tra le nostre nazioni e per il sostegno dell’Italia alla nostra difesa, alla resilienza delle nostre infrastrutture critiche, alla ricostruzione e al nostro percorso verso l’adesione all’UE».