L’edificio che ospita il Comune di Limoges svettava nel cuore della città dal 1882. Nel 1975, dopo essere sopravvissuto a due guerre mondiali, era stato inserito nella lista dei monumenti storici per il grande valore patrimoniale. Ma nulla ha potuto contro la violenza nichilista degli estremisti di sinistra che sabato, nel quadro della mobilitazione nazionale contro il caro vita, gli hanno dato fuoco, provocando il crollo del tetto e della torre prima dell’arrivo dei pompieri.
Le immagini apocalittiche della sede del Comune di Limoges devastata dalle fiamme hanno fatto il giro del mondo e sono il simbolo del caos che regna oggi in Francia, un Paese ostaggio della gauche radicale di Jean-Luc Mélenchon e in balìa di teppisti arrivati in massa dalle banlieue con il solo obiettivo di distruggere e saccheggiare.
«Ieri, sabato 17 ottobre, alcuni facinorosi appartenenti a un gruppuscolo di ultrasinistra, ai quali si sono uniti numerosi delinquenti (...), hanno saccheggiato negozi e distrutto edifici pubblici. Perché dare fuoco al Municipio di Limoges? (...) Come si può arrivare a tanto? Nulla lo spiega, nulla lo giustifica. Proviamo tutti rabbia e vergogna», ha dichiarato ieri sera il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron in un discorso alla nazione, sottolineando che «chi ha distrutto deve pagare, chi ha saccheggiato deve risarcire». Macron ha detto di comprendere la «profonda angoscia» dei liceali, «la loro voce deve essere ascoltata», e promesso «aiuti il più rapidamente possibile» ai commercianti colpiti dalle violenze. «La nostra responsabilità è duplice: ascoltare la rabbia e far rispettare con fermezza l’ordine repubblicano», ha affermato l’inquilino dell’Eliseo, precisando che i prefetti d’ora in avanti potranno «vietare alcuni raduni» se necessario.
Intanto il ministro dell’Interno Laurent Nuñez conta i danni all’indomani della guerriglia urbana che ha messo a ferro fuoco Parigi, Marsiglia, Lione, Bordeaux e molte altre città, e sforna l’ennesimo bollettino di guerra: 997 poliziotti e gendarmi feriti, di cui 7 gravi, e 2397 fermi. Solo a Marsiglia, dove sabato è stato preso d’assalto il Municipio, erano oltre 30mila i saccheggiatori, secondo quanto riferito dalla prefettura delle Bocche del Rodano. Ieri a Parigi si sono verificati nuovi scontri e saccheggi, concentratisi principalmente a Place de la République.
I Crs 8, l’unità della polizia antisommossa specializzata nel contrasto alle violenze urbane, sono stati nuovamente mobilitati sul posto per disperdere e fermare i partecipanti al raduno non autorizzato nella piazza simbolo delle proteste parigine. Per Jean-Luc Mélenchon, il leader della France insoumise che in queste settimane ha cavalcato e aizzato le proteste, è il governo il «responsabile di tutto questo».
Marine Le Pen, leader del Rassemblement national in testa nei sondaggi, ha parlato di un «Paese umiliato, in ostaggio tra violenza e impotenza». Secondo il direttore dell’istituto sondaggistico Ifop Frédéric Dabi siamo di fronte a «una situazione del tutto inedita nella Quinta Repubblica». «Tradizionalmente, sei mesi prima, il Paese si calma, si modera ed entra in una fase di riflessione (...). Oggi, c’è chiaramente il rischio che la situazione degeneri», ha avvertito Dabi all’Afp. Questa mattina alle 10 è prevista una riunione dell’unità di crisi interministeriale presieduta dal primo ministro Sébastien Lecornu.