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Iran, difesa nucleare europea: primi sì, che cosa si sta muovendo

di Mauro Zanon martedì 3 marzo 2026

3' di lettura

Ieri dalla base navale dell’Île Longue, in Bretagna, dove stazionano i sottomarini che assicurano a Parigi il second strike in caso di attacco, il presidente della Repubblica Emmanuel Macron ha annunciato la nuova dottrina nucleare francese sullo sfondo del conflitto tra Israele, Stati Uniti e Iran: la «deterrenza avanzata», ossia un’europeizzazione della “force de frappe”, con gli aerei francesi dotati di armi nucleari che potranno essere dispiegati nei Paesi europei decisi a collaborare per aumentare i «dilemmi strategici» degli avversari.

«Dobbiamo rafforzare la nostra deterrenza nucleare di fronte alla combinazione di minacce e dobbiamo ripensare la nostra strategia di deterrenza nel profondo del continente europeo, nel pieno rispetto della nostra sovranità, con la progressiva attuazione di quella che definirei una “deterrenza avanzata”. Stiamo vivendo un periodo di rottura geopolitica pieno di rischi», ha dichiarato il capo dello Stato francese, precisando che la nuova strategia nucleare di Parigi sarà «complementare» alla cornice Nato, non alternativa. Macron ha spiegato che la Francia potrebbe effettuare «dispiegamenti circostanziati» di capacità strategiche legate alla deterrenza nucleare «tra i nostri alleati europei» iniziando con esercitazioni congiunte.

I Paesi interessati al progetto sono otto, Germania, Regno Unito, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Grecia, Svezia e Danimarca, ma «non ci sarà nessuna condivisione della decisione ultima, né della sua pianificazione, né della sua applicazione».

Macron ha annunciato un aumento delle testate nucleari, che passeranno dalle attuali 290 a un numero imprecisato. «Per porre fine a qualsiasi speculazione non comunicheremo più le cifre del nostro arsenale nucleare», ha affermato.

Francia, Germania e Regno Unito «lavoreranno insieme a progetti di missili a lunghissimo raggio» nel quadro dell’iniziativa Elsa (European Long Range Strike Approach), ha aggiunto Macron, annunciando anche un nuovo u-boot nucleare lanciamissili che sarà operativo nel 2036 e si chiamerà Invincible. Per ora la portaerei Charles de Gaulle, una delle componenti principali della strategia di dissuasione nucleare francese, non si dirige verso il Mediterraneo. Ma la tensione resta altissima. La Commissione europea ha annunciato ieri una «vigilanza rafforzata» e una «stretta collaborazione» con Europol e gli Stati membri sui «potenziali rischi per la sicurezza interna» derivanti dall’attacco israelo-statunitense nei confronti dell’Iran, mentre l’ambasciatore iraniano in Spagna, Reza Zabib, avvisava: «Attaccheremo qualsiasi base Usa e in Europa se necessario». Parlando alla Camera dei comuni, il premier Keir Starmer ha definito «oltraggiosa» la ritorsione.

«Una minaccia alla nostra gente, ai nostri interessi e agli nostri alleati». Nel Golfo vivono 300mila britannici. E sabato l’Iran ha colpito una base militare nel Bahrein con 300 soldati britannici. «Di fronte ai missili e droni iraniani proteggeremo i britannici nella regione e sosterremo l’autodifesa collettiva». E il modo migliore «è di eliminare la minaccia urgente, di evitare che la situazione precipiti e per sostenere il ritorno della diplomazia». La base della Raf ad Akrotiri, a Cipro, è stata colpita da un drone iraniano. Danni limitati alla pista e senza vittime. Dopo ne sono stati intercettati altri due che. dice Reuters, sarebbero stati lanciati dal Libano da Hezbollah. Il conflitto non si sta più limitando al confronto tra Israele, Stati Uniti e Iran, ma sta toccando in modo diretto un’infrastruttura militare britannica nello spazio strategico europeo. 

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