La strada verso il 2035 non sarà più necessariamente a senso unico. La commissione Ambiente del Parlamento europeo, Envi, ha approvato la revisione del regolamento sulle emissioni di CO2 di auto e furgoni, introducendo maggiore flessibilità rispetto all’impianto originario che puntava all’azzeramento delle emissioni per le nuove immatricolazioni. Il compromesso, frutto dell’intesa tra Partito popolare europeo, Socialisti e Democratici e Renew Europe, è passato con 48 voti favorevoli, 30 contrari e due astensioni. Risultato politicamente significativo, che ridisegna alcuni degli obiettivi della transizione automobilistica europea e riapre spazi per soluzioni tecnologiche diverse dall’elettrico a batteria.
Il testo dovrà ora affrontare il voto della plenaria, previsto a dicembre. Il punto centrale della revisione riguarda proprio il traguardo del 2035. L’obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2 per le autovetture viene fissato all’87,5%, anziché al 90% previsto dalla proposta della Commissione, con un ulteriore 7,5% di compensazioni attraverso l’impiego di acciaio a basse emissioni di carbonio e un margine del 5% non soggetto a compensazione. Una modifica che attenua il vincolo per i costruttori e riconosce un ruolo alla filiera siderurgica europea: una parte dell’acciaio utilizzato dovrà infatti essere prodotto nell’Ue, con requisiti più stringenti dal 2035. La disciplina inoltre apre alla possibilità di utilizzare e-fuels e biocarburanti di prima generazione fino al 2032; dal 2033 saranno ammessi soltanto carburanti sintetici e biocarburanti avanzati. Per i furgoni, infine, viene introdotta una maggiore flessibilità temporale nel rispetto degli obiettivi di riduzione. Sottolinea il risultato Massimiliano Salini, eurodeputato di Forza Italia e relatore del provvedimento per il Parlamento Ue, evidenziando il ruolo del Ppe nella costruzione dell’intesa: «Ci siamo opposti al divieto sui motori a combustione fin dall’inizio e oggi abbiamo ottenuto la maggioranza necessaria per raggiungere il nostro obiettivo».
Per Salini, il gruppo popolare è riuscito a «unire il centro politico europeo» attorno alla necessità di sostenere l’industria automobilistica. Per il collega di gruppo Flavio Tosi, componente della commissione Envi, si tratta di «una svolta storica per l’industria automobilistica europea». Secondo Tosi, l’accordo «supera di fatto il divieto di immatricolazione delle nuove auto con motore endotermico dal 2035». E aggiunge: «La transizione ecologica non può trasformarsi in una deindustrializzazione dell’Europa». Di segno diverso, pur riconoscendo il passo avanti, la valutazione di Fdi. Carlo Fidanza, capodelegazione di Fdi al Parlamento Ue, che giudica il compromesso «ancora insufficiente e decisamente migliorabile». La contestazione riguarda soprattutto il percorso politico che ha portato all’intesa: secondo l’eurodeputato, si è preferito trovare un accordo all’interno della maggioranza, anziché costruire una maggioranza alternativa di centrodestra per modificare più radicalmente il regolamento. Per questo Fdi e il gruppo Ecr hanno votato contro e si preparano a presentare emendamenti in vista della plenaria: «Ci auguriamo che in quell’occasione si possa ricreare una maggioranza di centrodestra». Anche dalla Lombardia arriva un giudizio prudente. L’assessore regionale allo Sviluppo economico Guido Guidesi considera il testo «un piccolo passo avanti che va sfruttato». La partita, dunque, resta aperta.