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Paolo Setti Carraro: "Mia sorella Emanuela amava dedicarsi ai più deboli"

di AdnKronos domenica 8 settembre 2019

2' di lettura

Palermo, 3 set. (AdnKronos) - (di Elvira Terranova) -"Mia sorella Emanuela era molto dolce e davvero bella. Ed era anche molto caparbia e determinata. Sapeva quello che voleva e lo otteneva". La voce si incrina un po', quando Paolo Setti Carraro, fratello di Emanuela, la giovane moglie del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ricorda la sorella morta nell'agguato del 3 settembre di 37 anni fa a Palermo, quando furono uccisi anche il generale e l'agente di scorta Domenico Russo. Paolo Setti Carraro, trent'anni trascorsi in chirurgia d'urgenza, si trova in Yemen. Dieci anni fa decise di mollare il lavoro in ospedale e anche l'attività privata e si è dedicato ai più deboli prestando servizio all'estero. Da qualche tempo si trova in Yemen. E' stato in Afghanistan con Emergency ma anche in Sierra Leone. Sempre dalla parte dei più deboli. E oggi non c'è a Palermo per ricordare la sorella, che nonostante la sua giovanissima vita, si dedicava ai più deboli anche lei. "Sono in Yemen - dice - se fossi a Palermo sarei venuto". Nella sua casa a Milano c'è una gigantografia che raffigura la sorella, bella, bionda e sorridente. Al telefono, con la linea un po' traballante, Paolo Setti Carraro racconta in una intervista all'Adnkronos l'ultima volta che ha sentito sua sorella, poco prima che la mafia uccidesse lei, il marito e l'autista. "L'ho sentita una sera, in maniera velocissima, purtroppo. Chi teneva le fila era la mamma. Avevano fasce orarie ben definite per tenersi in contatto, all'epoca non c'erano i telefonini...". "Era nostra madre - dice - che aveva la responsabilità e il privilegio che ha una mamma di sentirla, ed era lei che ci girava le notizie. Spesso si davano degli appuntamenti telefonici. E una sera, mentre Emanuela era a Palermo, al termine di una telefonata con mia mamma l'ho sentita velocemente. Quella fu l'ultima volta". Emanuela Setti Carraro "amava molto Palermo, era entusiasta di questa città, della Sicilia tutta. Per tanti motivi", ricorda Paolo. "La Sicilia era una terra di scoperta per lei, un mondo tutto da scoprire. Aveva un bellissimo rapporto, di affetto, con tutto il personale della Prefettura, ad esempio. Si sentiva coccolata e protetta da tutti. Aveva ricevuto una certa accoglienza e protezione nei suoi confronti. E il fatto che fosse così giovane, in quella situazione, credo che fosse quasi protetta".

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