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Sblocca Cantieri: Genovesi (Fillea), 'messaggio sbagliato, serve politica industriale'

di AdnKronos domenica 23 giugno 2019

2' di lettura

Roma, 17 giu. (Labitalia) - Il decreto Sblocca Cantieri "senza entrare nella polemica sul ritorno al massimo ribasso, sull’aumento della percentuale di subappalto, al di là delle singole norme, è proprio sbagliato il messaggio che sotto intende: sbagliato perché sembra dire che il problema che oggi abbiamo non è un problema industriale, non è un problema di investimenti pazienti, di solidità finanziaria, ma è solo un problema di regole e che quindi, liberato il mercato da 'lacci e lacciuoli' tutto tornerà a girare; non è così". Così Alessandro Genovesi, segretario generale della Fillea Cgil, intervenendo a 'Per un vero Sblocca Cantieri', il convegno del sindacato in corso a Roma al Centro Congressi Frentani. Secondo il sindacalista, "per quanto importanti possano essere le politiche regolatorie, e a nostro parere al massimo potremmo chiamarle 'deregolatorie', esse non possono sostituirsi alle politiche industriali, all’esigenza di una regia pubblico-privato sugli investimenti". "Rischiamo di sbagliare l’analisi sulla causa della malattia e di fornire al paziente una medicina, amara per i lavoratori, ma dannosa e nociva anche per il Paese", avverte. "Per questo - aggiunge - noi oggi vogliamo parlare del 'vero sblocca cantieri', dello 'sblocca cantieri finanziario' come lo ha chiamato Minenna in un editoriale sul Sole 24 Ore. Partendo da un’analisi del quadro reale: Se prendiamo solo le 25 opere dell’allegato Def 2016, poi 'Connettere l’Italia', tra opere ferroviarie, stradali, metropolitane stiamo parlando di cantieri bloccati, in sofferenza o a rilento che interessano 24.500 potenziali addetti diretti, 70 mila con l’indotto per un importo complessivo di oltre 12 miliardi 'congelati'". E per Genovesi "se ci riferiamo ai cantieri coinvolti dalle difficoltà delle prime 5 grandi aziende in concordato parliamo di 60 cantieri grandi e medi". "Parliamo di 10 miliardi di lavori che diventano 13 con quelli revocati (dal Piemonte alla Sicilia, da Napoli a Sassari, da Gela alla Calabria), per un totale di quasi 23 mila lavoratori a rischio e di centinaia di milioni di euro su cui sono in sofferenza appaltatori e fornitori", sottolinea. "Sapendo poi che si illude chi pensa che, scorrendo la lista alla ricerca dei secondi o terzi nell’aggiudicazioni si trovino, tranne qualche lodevole eccezione, soggetti meno fragili o che non siano anche essi in concordato o prossimi ad esserlo. Il problema è un problema di sistema (quello dei grandi soggetti industriali nelle costruzioni) che diviene problema nazionale", dice.

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