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Mafia: Borsellino 'quater', tra colpi di scena e rivelazioni prosegue processo sul depistaggio (3)

di AdnKronos domenica 17 novembre 2019

2' di lettura

(Adnkronos) - L'ex pentito Scarantino è stato ascoltato durante il processo per diverse ore. Una deposizione fiume, con molti 'non ricordo' alternati a dichiarazioni lunghissime. Tranne quando si trattava di rispondere alle domande sui magistrati che coordinarono l'inchiesta sulla strage di via D'Amelio. E davanti all'insistenza del difensore di uno dei tre imputati era sbottato: "Avvocato, mi avvalgo della facoltà di non rispondere sulle domande dei magistrati. Punto e basta!". E lo ha ripetuto per almeno tre volte. "Io ero un collaboratore e non un pentito. Il pentito si pente delle cose. Loro (gli inquirenti ndr) attraverso me volevano che nascessero altri pentiti. Per me queste torture sono state insopportabili", aveva detto quasi con dispetto. E aveva parlato anche degli imputati accusati ingiustamente, scarcerati dopo 18 anni: "Queste persone hanno avuto la forza di sopportare queste torture, e oggi hanno avuto giustizia...". Solo dopo 18 anni di carcere sono stati scagionati. Si tratta di Cosimo Vernengo, Giuseppe La Mattina, Gaetano Murana, Gaetano Scotto e Natale Gambino, che sono parte offesa nel processo sul depistaggio. Gli ex imputati chiedono un risarcimento di un milione di euro ciascuno. Nelle motivazioni della sentenza dell'ultimo processo sulla strage di via d'Amelio i giudici parlarono del "depistaggio più grave della storia repubblicana". Scarantino aveva ribadito il motivo per il quale nel 1994 decise di collaborare con gli inquirenti: "A causa del terrorismo psicologico che subivo in carcere a Pianosa. Tutto il terrorismo che mi hanno fatto, non solo mentale ma anche fisico. E' stato un cumulo di tante cose". Negli anni successivi Scarantino, poi condannato per calunnia, ha ritrattato diverse volte le sue accuse. E anche in aula aveva ripetuto ancora molti "non ricordo". Durante una delle primissime udienze, venne in aula anche Fiammetta Borsellino, la figlia minore del giudice Paolo. Durante una pausa, aveva avvicinato due dei tre poliziotti, scambiando qualche parola con loro. "Ho chiesto di dare un contributo di onestà - aveva poi spiegato- considerata l'evidenza delle loro posizioni e che sono stati sicuramente dei protagonisti fondamentali di questa amara vicenda. In questa storia ognuno di noi c'è dentro fino al collo e quindi l'auspicio è poter dare un contributo di onestà per spiegare veramente cosa è successo, quale era il clima, da chi probabilmente hanno ricevuto gli ordini".

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